Cagliari 19.01.2009
Come ogni anno, puntuale come le feste comandate, arriva il
solito grido di allarme da parte di alcune organizzazioni di
pescatori dellOristanese (e relativi politici locali)
sui pretesi drammatici danni da parte dei crudeli e voracissimi
cormorani (Phalacrocorax carbo) che comprometterebbero la pescosità
degli Stagni arborensi. Puntuale è giunta la richiesta
di aprire la caccia ai cormorani negli Stagni dell'Oristanese
(Marceddì, Corru Mannu - Corru S'Ittiri, S'Ena Arrubia,
S. Giusta ed aree limitrofe, Mistras, Is Benas, Cabras) con
la pretesa motivazione di gravi danni alla fauna ittica ed alla
conseguente attività di pesca, come negli anni scorsi,
quando ci sono state dure opposizioni da parte delle associazioni
ecologiste Amici della Terra, Lega per lAbolizione della
Caccia, Gruppo dIntervento Giuridico. La Commissione Pesca
del Parlamento europeo ha recentemente promosso unindagine
conoscitiva dimenticandosi, nel suo ampio viaggio, di avere
il minimo confronto con chi associazioni ecologiste in
primis avrebbe potuto far presenti ben più gravi
e deleteri fattori di degrado degli stagni sardi, dall
inquinamento alla cattiva gestione (fortemente censurata dalla
Corte dei conti), alle opere pubbliche dannose e controproducenti.
Le associazioni ambientaliste
Amici della Terra, Lega per l'Abolizione della Caccia, Gruppo
d'Intervento, in un nota, ricordano quanto avvenuto negli
anni scorsi: con decreto n. 8/IV del 16 gennaio 2006 l'Assessore
della Difesa dell'Ambiente autorizzava l'abbattimento, fino
al 28 febbraio 2006, del 5 % della popolazione svernante di
Cormorano nei predetti Stagni dell'Oristanese, tutte zone
umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione
internazionale di Ramsar, esecutiva con D.P.R. n. 448/1976,
nonché individuate quali SIC ai sensi della direttiva
n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali,
della fauna e della flora, esecutiva con D.P.R. n. 357/1997
e successive modifiche ed integrazioni (elenco regione biogeografica
mediterranea approvato con decisione Commissione europea n.
3261 del 19 luglio 2006 in G.U. CE n. L259 del 21 settembre
2006). Le dette zone umide sono anche "oasi permanenti
di protezione faunistica" ai sensi della legge regionale
n. 23/1998.
Il provvedimento assessoriale,
in seguito a ricorso delle associazioni ecologiste Amici della
Terra, Lega per l'Abolizione della Caccia e Gruppo d'Intervento
Giuridico (10 febbraio 2006), portava ad un avvio degli accertamenti
ex art. 226 trattato UE da parte della Commissione Europea
e, conseguentemente, alla sua revoca con decreto assessoriale
n. 9/IV del 17 febbraio 2006, in quanto l'Istituto nazionale
per la fauna selvatica (I.N.F.S.) aveva asserito che "non
sussistono le condizioni per l'espressione di un parere favorevole
al piano prospettato" (nota n. 711/TA16 del 26 gennaio
2006) e il Corpo forestale e di vigilanza ambientale certificava
che l'attività di abbattimento, peraltro scarsa, non
era servita proprio a nulla (nota Isp. Rip. OR n. 1254 del
14 febbraio 2006). Fatto decisamente saliente è l'assenza
di qualsiasi valutazione comprovata dell'eventuale danno alla
pesca provocato dal Cormorano. In sostanza, si sono decisi
uccisioni e risarcimenti danni senza alcuna prova del danno
subito. I gravi danni, spesso disastri, degli stagni oristanesi
hanno ben altre cause. I disastri degli Stagni oristanesi
partono infatti da lontano. Dagli inquinamenti alla cattiva
gestione, alle pesanti e distruttive opere pubbliche.
La caccia effettuata contro il
Cormorano nelle zone umide dell'Oristanese nell'ultimo decennio
ha provocato, secondo i rilevamenti del Gruppo Ornitologico
Sardo, l'estinzione dell'unica colonia nidificante di questa
specie, presente "da sempre" nella falesia di Cuglieri.
Inoltre, nelle campagne di uccisioni dei cormorani degli anni
scorsi sono avvenuti abbattimenti "accidentali"
di esemplari appartenenti a specie avifaunistiche protette
(Airone cenerino, Ardea cinerea; Gru, grus grus; ecc.), nonché
un pesante "disturbo" alle specie svernanti, in
particolare nello Stagno di Cabras dove il numero è
diminuito drasticamente negli ultimi anni con valori pressochè
nulli nel 2005 relativi alla presenza di folaghe (1) ed anatidi
(7). Ora la Regione autonoma della Sardegna prevede un forte
indennizzo, ancora senza danni reali accertati, ancora senza
reale verifica della bontà o meno dei criteri di gestione
delle zone umide. Ancora una volta i cormorani sono soltanto
dei capri espiatori. Ben diverso quanto fatto dalla Provincia
di Grosseto: uno specifico studio sulla locale popolazione
svernante di cormorano (2004) ha accertato che si nutrono
soprattutto di pesci non commerciabili e non danneggiano,
quindi, in modo sostanziale leconomia ittica.
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