Cagliari
07.12.2009
Puntuale come solo gli scaricabarile
sanno essere, ecco che arriva la solita richiesta da parte di
qualche amministratore locale dellOristanese di aprire
la caccia ai Cormorani (Phalacrocorax carbo), sempre per il
monotono motivo: distruggono il patrimonio ittico degli stagni.
Le associazioni ecologiste Amici
della Terra, Lega per l'Abolizione della Caccia e Gruppo d'Intervento
Giuridico, in caso di malaugurato accoglimento, si rivolgeranno
con specifico ricorso ai sensi dell'art. 226 del trattato
U.E. alla Commissione Europea. E si aprirà, con elevata
probabilità, una nuova procedura dinfrazione
con il rischio di pesanti conseguenze per responsabilità
in sede comunitaria dellItalia e della Regione autonoma
della Sardegna.
Recentemente è accaduto,
grazie al ricorso del 3 febbraio 2009, per il provvedimento
dell'allora Assessore regionale della difesa dell'ambiente
Cicitto Morittu che ha autorizzato la caccia ai cormorani
fino al 28 febbraio 2009 per pretesi ed insostenibili danni
alla pesca negli stagni dell'Oristanese. Infatti, con il decreto
n. 2225/Dec A/3 del 30 gennaio 2009 l'Assessore della Difesa
dell'Ambiente della Regione autonoma della Sardegna aveva
autorizzato l'abbattimento, fino al 28 febbraio 2009, del
4 % della popolazione svernante di Cormorano negli Stagni
dell'Oristanese (Marceddì, Corru Mannu - Corru S'Ittiri,
S'Ena Arrubia, S. Giusta ed aree limitrofe, Mistras, Is Benas,
Cabras e aree limitrofe), tutte zone umide di importanza internazionale
nonché individuate quali siti di importanza comunitaria
- S.I.C. ai sensi e per gli effetti di cui alla direttiva
n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali,
la fauna e la flora. Tutte queste zone umide sono anche "oasi
permanenti di protezione faunistica" ai sensi della legge
regionale n. 23/1998.
Dal provvedimento assessoriale
si evincevano palesemente diversi aspetti evidenzianti una
non corretta applicazione della deroga al regime di tutela
della predetta specie faunistica di cui alla direttiva n.
79/409/CEE (art. 2) e precisamente:
Ø assenza di alcuna valutazione
o stima degli effettivi danni provocati all'ittiofauna di
interesse commerciale;
Ø non risulta nemmeno
un dato certo riferito alle effettive presenze attuali degli
esemplari svernanti di Cormorano negli stagni oristanesi.
Negli anni scorsi (2002-2006) i censimenti effettuati non
hanno mai rinvenuto un numero di esemplari superiore a circa
5.000, mai più di un terzo della cifra dei presunti
15.000 Cormorani indicati non si sa bene in base a quale indagine
scientifica. E' pubblicamente sconosciuta la nota Provincia
di Oristano n. 1768 del 13 gennaio 2009 che, sulla base di
sconosciuti censimenti, affermerebbe "una presenza considerevole
di popolazione di uccelli ittiofagi". E' significativo
che i siti di nidificazione di Capo Nieddu e Capo Frasca non
sono stati occupati nelle stagioni monitorate, ad eccezione
di Capo Frasca dove nel 2003 sono stati censiti 6 individui
nidificanti;
Ø ma sono i dati (forniti
dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale) relativi agli
abbattimenti autorizzati dei Cormorani che meritano una riflessione.
Infatti, nel periodo 2001/2005 i capi abbattuti sono stati
576 così ripartiti: S. Giusta: 57 capi; Valle Marceddì:
125; Corru Mannu e S'Ittiri: 32; S'Ena Arrubia: 77; Cabras:
246; Mistras: 7; Is Benas: 32. Il fatto che sussista il problema,
nonostante gli abbattimenti effettuati, dimostra che la caccia
al Cormorano non è il metodo efficace, anche perchè
l'andamento della presenza dei cormorani nel periodo di abbattimento
è altalenante con un picco massimo di presenze nel
2001, un calo nel 2003 ed un rialzo nel 2004/2005;
Ø soprattutto, autorizzando
l'abbattimento dei Cormorani come strumento di dissuasione
nelle valli da pesca sarde, si è inciso anche su tutte
le altre specie di uccelli acquatici, comprese specie avifaunistiche
tutelate ai sensi delle direttive n. 79/409/CEE e n. 92/43/CEE,
ed in particolare nello stagno di Cabras dove il numero è
diminuito drasticamente negli ultimi anni con valori pressochè
nulli nel 2005 relativi alla presenza di folaghe (1, si avete
letto bene proprio uno !) ed anatidi (7);
Ø assenza di alcun parere
dell'Istituto superiore per la protezione ambientale (I.S.P.R.A.,
già Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica - I.N.F.S.),
organo tecnico-scientifico previsto dalla legge (legge n.
157/1992) per il supporto alle pubbliche amministrazioni nella
gestione faunistica (il parere è stato soltanto richiesto
con nota assessoriale n. 2220 del 30 gennaio 2009);
Ø assenza di applicazione
preventiva di alcun metodo dissuasivo alternativo;
Ø l'ultimo provvedimento
di autorizzazione all'abbattimento di cormorani (decreto assessoriale
n. 8/IV del 16 gennaio 2006), in seguito a ricorso delle associazioni
ecologiste Amici della Terra, Lega per l'Abolizione della
Caccia e Gruppo d'Intervento Giuridico (10 febbraio 2006),
portava ad un avvio degli accertamenti ex art. 226 trattato
UE da parte della Commissione Europea ed alla sua revoca con
decreto assessoriale n. 9/IV del 17 febbraio 2006, in quanto
l'Istituto nazionale per la fauna selvatica (I.N.F.S.) aveva
asserito che "non sussistono le condizioni per l'espressione
di un parere favorevole al piano prospettato" (nota n.
711/TA16 del 26 gennaio 2006) e il Corpo forestale e di vigilanza
ambientale certificava che l'attività di abbattimento,
peraltro scarsa, non era servita proprio a nulla (nota Isp.
Rip. OR n. 1254 del 14 febbraio 2006).
Fatto decisamente saliente è
l'assenza di qualsiasi valutazione comprovata dell'eventuale
danno alla pesca provocato dal Cormorano. In sostanza, si
sono decisi uccisioni e risarcimenti danni senza alcuna prova
del danno subito.
I gravi danni, spesso disastri,
degli stagni oristanesi hanno ben altre cause. I disastri
degli Stagni oristanesi partono infatti da lontano. Dagli
inquinamenti alla cattiva gestione, alle pesanti e distruttive
opere pubbliche. Una pessima pagina nella gestione dell'ambiente
e di un'importantissima risorsa economica.
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