Settimanale fondato nel 1972
Direttore Responsabile: Antonio Pirisi

Agenda
News
Ambiente
Cultura

Spettacoli

Sport
Rubriche
Archivio
 
News
REGIONE
Governatore
Giunta
Agricoltura
Ambiente
Istruzione
Economia
Industria
Lavori pubblici
Lavoro
Sanità
Politica
Trasporti
Turismo
Politica
Consiglio
Presidenza
Commissioni
Interventi
PROVINCE
Cagliari
Carbonia Iglesias
Medio Campidano
Nuoro
Ogliastra
Olbia Tempio
Oristano
Sassari

Ambiente
Appuntamenti
Associazioni
Fotosub
Interventi
Itinerari
Natura &
Archivio

Cultura
Arte
Libri
Monumenti
Mostre
Premi
Limba
Archivio

Spettacoli
Cinema
Teatro
Musica
Eventi
Concorsi
Festival
Rassegne
Archivio
>>> News >>> FOTOGALLERY
Cormorani, capri espiatori di gestioni incapaci
Le associazioni ambientaliste ricorreranno alla Commissione Europea
 
Cagliari 07.12.2009
Puntuale come solo gli scaricabarile sanno essere, ecco che arriva la solita richiesta da parte di qualche amministratore locale dell’Oristanese di aprire la caccia ai Cormorani (Phalacrocorax carbo), sempre per il monotono motivo: distruggono il patrimonio ittico degli stagni.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l'Abolizione della Caccia e Gruppo d'Intervento Giuridico, in caso di malaugurato accoglimento, si rivolgeranno con specifico ricorso ai sensi dell'art. 226 del trattato U.E. alla Commissione Europea. E si aprirà, con elevata probabilità, una nuova procedura d’infrazione con il rischio di pesanti conseguenze per responsabilità in sede comunitaria dell’Italia e della Regione autonoma della Sardegna.

Recentemente è accaduto, grazie al ricorso del 3 febbraio 2009, per il provvedimento dell'allora Assessore regionale della difesa dell'ambiente Cicitto Morittu che ha autorizzato la caccia ai cormorani fino al 28 febbraio 2009 per pretesi ed insostenibili danni alla pesca negli stagni dell'Oristanese. Infatti, con il decreto n. 2225/Dec A/3 del 30 gennaio 2009 l'Assessore della Difesa dell'Ambiente della Regione autonoma della Sardegna aveva autorizzato l'abbattimento, fino al 28 febbraio 2009, del 4 % della popolazione svernante di Cormorano negli Stagni dell'Oristanese (Marceddì, Corru Mannu - Corru S'Ittiri, S'Ena Arrubia, S. Giusta ed aree limitrofe, Mistras, Is Benas, Cabras e aree limitrofe), tutte zone umide di importanza internazionale nonché individuate quali siti di importanza comunitaria - S.I.C. ai sensi e per gli effetti di cui alla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora. Tutte queste zone umide sono anche "oasi permanenti di protezione faunistica" ai sensi della legge regionale n. 23/1998.

Dal provvedimento assessoriale si evincevano palesemente diversi aspetti evidenzianti una non corretta applicazione della deroga al regime di tutela della predetta specie faunistica di cui alla direttiva n. 79/409/CEE (art. 2) e precisamente:

Ø assenza di alcuna valutazione o stima degli effettivi danni provocati all'ittiofauna di interesse commerciale;

Ø non risulta nemmeno un dato certo riferito alle effettive presenze attuali degli esemplari svernanti di Cormorano negli stagni oristanesi. Negli anni scorsi (2002-2006) i censimenti effettuati non hanno mai rinvenuto un numero di esemplari superiore a circa 5.000, mai più di un terzo della cifra dei presunti 15.000 Cormorani indicati non si sa bene in base a quale indagine scientifica. E' pubblicamente sconosciuta la nota Provincia di Oristano n. 1768 del 13 gennaio 2009 che, sulla base di sconosciuti censimenti, affermerebbe "una presenza considerevole di popolazione di uccelli ittiofagi". E' significativo che i siti di nidificazione di Capo Nieddu e Capo Frasca non sono stati occupati nelle stagioni monitorate, ad eccezione di Capo Frasca dove nel 2003 sono stati censiti 6 individui nidificanti;

Ø ma sono i dati (forniti dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale) relativi agli abbattimenti autorizzati dei Cormorani che meritano una riflessione. Infatti, nel periodo 2001/2005 i capi abbattuti sono stati 576 così ripartiti: S. Giusta: 57 capi; Valle Marceddì: 125; Corru Mannu e S'Ittiri: 32; S'Ena Arrubia: 77; Cabras: 246; Mistras: 7; Is Benas: 32. Il fatto che sussista il problema, nonostante gli abbattimenti effettuati, dimostra che la caccia al Cormorano non è il metodo efficace, anche perchè l'andamento della presenza dei cormorani nel periodo di abbattimento è altalenante con un picco massimo di presenze nel 2001, un calo nel 2003 ed un rialzo nel 2004/2005;

Ø soprattutto, autorizzando l'abbattimento dei Cormorani come strumento di dissuasione nelle valli da pesca sarde, si è inciso anche su tutte le altre specie di uccelli acquatici, comprese specie avifaunistiche tutelate ai sensi delle direttive n. 79/409/CEE e n. 92/43/CEE, ed in particolare nello stagno di Cabras dove il numero è diminuito drasticamente negli ultimi anni con valori pressochè nulli nel 2005 relativi alla presenza di folaghe (1, si avete letto bene proprio uno !) ed anatidi (7);

Ø assenza di alcun parere dell'Istituto superiore per la protezione ambientale (I.S.P.R.A., già Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica - I.N.F.S.), organo tecnico-scientifico previsto dalla legge (legge n. 157/1992) per il supporto alle pubbliche amministrazioni nella gestione faunistica (il parere è stato soltanto richiesto con nota assessoriale n. 2220 del 30 gennaio 2009);

Ø assenza di applicazione preventiva di alcun metodo dissuasivo alternativo;

Ø l'ultimo provvedimento di autorizzazione all'abbattimento di cormorani (decreto assessoriale n. 8/IV del 16 gennaio 2006), in seguito a ricorso delle associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l'Abolizione della Caccia e Gruppo d'Intervento Giuridico (10 febbraio 2006), portava ad un avvio degli accertamenti ex art. 226 trattato UE da parte della Commissione Europea ed alla sua revoca con decreto assessoriale n. 9/IV del 17 febbraio 2006, in quanto l'Istituto nazionale per la fauna selvatica (I.N.F.S.) aveva asserito che "non sussistono le condizioni per l'espressione di un parere favorevole al piano prospettato" (nota n. 711/TA16 del 26 gennaio 2006) e il Corpo forestale e di vigilanza ambientale certificava che l'attività di abbattimento, peraltro scarsa, non era servita proprio a nulla (nota Isp. Rip. OR n. 1254 del 14 febbraio 2006).

Fatto decisamente saliente è l'assenza di qualsiasi valutazione comprovata dell'eventuale danno alla pesca provocato dal Cormorano. In sostanza, si sono decisi uccisioni e risarcimenti danni senza alcuna prova del danno subito.

I gravi danni, spesso disastri, degli stagni oristanesi hanno ben altre cause. I disastri degli Stagni oristanesi partono infatti da lontano. Dagli inquinamenti alla cattiva gestione, alle pesanti e distruttive opere pubbliche. Una pessima pagina nella gestione dell'ambiente e di un'importantissima risorsa economica.




Benedicta Boccoli - Ph - Claudio Porcarelli
Editoriale Algherese Periodici