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Sindacati
e organizzazione degli imprenditori in audizione alla
Sesta commissione per tracciare un bilancio sulla
situazione economica
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In
forte calo l'occupazione dell'industria (meno 25 mila
addetti) mentre cresce mobilità e cassa integrazioni.
Confindustria: energia e credito i nodi da sciogliere.
Un'attenta indagine su alcune realtà
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Regione
21.04.2009
Carrellata di audizioni in
Sesta commissione (Industria, artigianato e commercio, presidente
l'on. Nicola Rassu) per tracciare un profilo della situazione
economica della Sardegna. Sono state sentite le organizzazioni
sindacali e degli imprenditori dei vari comparti produttivi.
Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confindustria ed Api Sarda
hanno sottolineato come la crisi minacci la sopravvivenza di
molte imprese e sia necessario un intervento specifico per sostenere
le aziende sul mercato. La Finanziaria spot, quella delle emergenze,
non soddisfa le esigenze di categorie imprenditoriali che negli
anni passati sono rimaste a stecchetto. Comune a tutte le sigle
la richiesta di rimpinguare le leggi di settore, di semplificare
l'accesso alle provvidenze, di distribuire le risorse in modo
equo tra i consorzi fidi che si sono adeguati all'articoli 107
della legge bancaria e operano sotto il controllo di Bankitalia
e quelli che, invece, sono hanno adeguato i requisiti ma svolgono
ugualmente un'importante azione di sostegno finanziario alle
imprese.
Poco confortante il panorama economico che si è delineato.
Il presidente regionale di Confindustria, Putzu, ha portato
all'attenzione della Commissione alcuni dati. Tra i 2000 e il
2007 il Pil è cresciuto in Sardegna del 6,2 per cento,
meno della media nazionale (7,9), ma più del Mezzogiorno
(5,6). Le prospettive sono caute e dipendere da una serie di
strumenti che la Regione dovrà mettere in campo la possibilità
di fronteggiare senza gravi danni la crisi. Nel frattempo (ma
tra il 2004 e il 2008) l'industria ha registrato la perdita
di 25 mila addetti, 8 mila dei quali nel settore delle costruzioni.
Circa 1800 lavoratori sono in cassa integrazione e 1092 in mobilità.
Nel 2009 si dovrebbe registrare un incremento del 25 per cento.
Se il tessuto produttivo sardo è costituito da microimprese
(il 95 per cento ha meno di 10 dipendenti), le grandi imprese
sono il punto cruciale del sistema industriale. Consolidare
l'esistente diventa un obiettivo minimo ma essenziale.
Credito ed energia sono i due ostacoli principali da rimuovere.
Le restrizioni del credito sono una sorta di intervento precauzionale,
sul quale gli istituti di credito dovrebbero affrontare una
seria riflessione. Ma la circostanza paradossale è che
molte imprese non riescono neppure a farsi liquidare i crediti
che vantano nei confronti della pubblica amministrazione.
Sull'energia le aziende pagano una condizione di svantaggio
che ne riduce la competitività. In Sardegna l'energia
costa il 25% in più rispetto alla media nazionale, che
pa-ga il 25% per cento in più rispetto alla media europea.
Indispensabile varare misure di sostegno che riescano a superare
le maglie della legislazione europea.
Gli industriali non chiedono incentivi a fondo perduto ("siamo
imprenditori, non prenditore", ha detto il presidente Putzu)
ma un progetto politico che premi la capacità imprenditoriale
e metta a far parte dello stesso disegno i settori produttivi.
La crisi di alcuni settori (in particolare dell'estrattivo e
del sughero) meritano un'analisi più approfondita e serena,
che la Commissione, ha detto il presidente Rassu, ha in animo
di portare avanti.
Confidi e Sardafidi hanno ribadito le difficoltà ad essere
ammesse a beneficiare dei contributi regionali. Negli ultimi
dieci anni il flusso di danaro è stato orientato verso
artigianato, agricoltura e cooperazione, nonostante le 1300
aziende industriali e le 2500 piccole imprese associate.
Da mettere mano, infine, alla legge sulla riforma dei consorzi
industriali che si è dimostrata sinora fallimentare.
Sentita anche Casartigiani, la federazione dell'artigianato
delle piccole e medie imprese, che ha chiesto di riportare la
legge di settore (51) alle origine per favorire l'accessibilità
delle imprese. Le modifiche apportate negli ultimi tempi l'hanno
resa problematica e di non facile applicazione. Un richiamo
anche per la legge 12, sull'apprendistato e alla 36, in base
alla quale la Regione si accolla i contributi Inps, sgravio,
questo, che favorisce l'occupazione.
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L'aula
del Consiglio regionale della Sardegna
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