Regione, 15 gennaio 2011
La vicenda dei giganti
di Mont'e Prama merita un'ampia riflessione, partendo comunque
dalla premessa che devono restare a Cabras. Lo sostiene il presidente
della Regione, Ugo Cappellacci, in una lettera aperta al sindaco
Cristiano Carrus. Questo il testo.
"Caro Sindaco,
la tua lettera sul futuro dei giganti di Monte Prama
è uno stimolo ad una riflessione ampia e articolata
sullindustria culturale in Sardegna. Sgombro subito
il campo da eventuali equivoci: le statue devono stare a Cabras,
là dove sono nate.
Perché l'uomo, il mito e il territorio hanno un legame
indissolubile. Oggi, forse, ancor più di ieri.
Ogni nazione ha un proprio eroe capace di alimentare il mito.
L'Irlanda per esempio unisce personaggi epici del passato
a miti recenti come Bono leader degli U2.
Persino gli architetti, specie quando sono glamour, conquistano
di diritto la fama di eroi dello spazio, dei volumi, dei pieni
e dei vuoti. Diventano, cioè, archistar.
E la Sardegna? Non ha rockstar né archistar, epperò
ha ri-scoperto di poter annoverare tra i propri miti delle
archeostar: i Giganti di Mont'e Prama.
Il mondo della cultura e della politica si interrogano su
quale sia la loro collocazione ideale. Ancora: i Giganti devono
o meno viaggiare per il mondo, novelli ambasciatori della
Sardegna?
Per trovare una risposta a tali quesiti però non serve
investigare nel mondo identitario e autonomista, interpretandoli
quindi con estrema autoreferenzialità.
Piuttosto è l'occasione per riflettere sulla strategia
culturale che si vuole adottare in Sardegna. Un'opera d'arte
deve restare chiusa nel proprio ambito geografico di creazione
o può e deve diventare, se possibile, fruibile per
un più vasto pubblico?
Già il ministro Bondi aveva chiarito e risolto il problema:
la destinazione finale delle nostre archeostar
è il Sinis con il comune di Cabras, dove sono state
rinvenute.
L'altro tema è quello che pose il direttore generale
per la valorizzazione del patrimonio culturale del Mibac,
Mario Resca: far viaggiare per il mondo le statue sarde. Questione
che vale per la gran parte delle opere italiane. È
uno scippo? No, è un prestito temporaneo alla comunità
internazionale. Shanghai, New York, Londra, Parigi... un giro
del mondo in 365 giorni per far conoscere il nome della Sardegna,
del Sinis e per concordare con Cabras quale sia una degna
dimora in loco per questi testimonial d'eccezione.
Ma tutto ciò non è sufficiente. Lo Stato deve
impegnarsi a reperire i fondi necessari, coinvolgendo la Regione,
per avviare una maestosa campagna di scavi proprio nel Sinis.
I nostri giovani laureati in archeologia potrebbero così
trovare un'occupazione, ma soprattutto si andrebbe a conoscere
a fondo la nostra origine. Il nostro mito!
I giganti di Mont'e Prama sono solo la punta di un iceberg,
rispetto a quanto può ancora svelare il Sinis. E per
un ulteriore assaggio, ci si può sempre rivolgere al
British Museum, che espone preziosissimi manufatti in oro,
sempre riconducibili al periodo delle nostre statue.
Occorre chiamare qui in Sardegna i più grandi archeologi
dei paesi del Mediterraneo.
Occorre osare. Come hanno osato i nostri antenati nel realizzare
quelle statue.
Infine, sulla loro collocazione finale. Ribadisco: non c'è
neppure da discutere. Devono essere restituite al territorio
che le ha viste nascere.
Se vi è la possibilità, facciamo anche viaggiare
e volare le archeostar di Sardegna sicuri e certi che torneranno
a casa. E con loro arriveranno turisti, occupazione e la riscoperta
di quel mito sopito ma oramai insito nel DNA di ciascuno di
noi. Il Sinis come la Stonehenge del Mediterraneo. Con a guardia
i Giganti di Mont'e Prama".
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CABRAS
- Lettera del
Sindaco Cristiano Carrus al Presidente della regione Ugo Cappellacci |