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Attualità
- Marzo 2004 -
Anni
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Conferenza
internazionale Mentoring
Alla scoperta delle esperienze maturate allinterno
delle imprese femminili della Sardegna
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La cooperativa "Su Trobasciu" punta sin dagli esordi
sulla produzione di qualitą e sulla diffusione della
tradizione manifatturiera locale
Ph.
I. Piras
Courtesy
www.fieradeltappeto.it/trobasciu.html
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Cagliari 23.03.2004
A margine dei lavori della conferenza internazionale Mentoring,
in programma ieri e oggi a Cagliari nei locali dellUniversità
in località Sa Duchessa, la Commissione regionale
per le pari opportunità promuove, per la giornata
di mercoledì 24, alcune visite di studio presso imprese
locali gestite da donne, con lobiettivo di rappresentare
le specifiche esperienze maturate allinterno delle
imprese femminili della Sardegna.
In particolare a Mogoro, alle
ore 9, all'interno del laboratorio artigianale "Su Trobasciu",
si farà il punto sull'impresa artigiana al femminile.
La cooperativa "Su Trobasciu" è presente dal 1978
nel panorama della produzione artigianale isolana. L'attivitą
delle tessitrici si ispira al recupero e alla valorizzazione
delle tecniche di lavorazione su telai manuali che hanno
sempre contraddistinto l'artigianato mogorese.
Alle ore 12, nell'aula consiliare del Comune di Ottana,
si parlerà di opportunità al femminile nella
creazione d'impresa per il comparto dei servizi socioassistenziali.
Infine dalle ore 17 ad Olbia, nell'aeroporto Costa Smeralda,
sarà avviato un confronto sul tema del turismo al
femminile e sulle opportunità per consolidare l'impresa
nella filiera del turismo.
Le visite di studio,
organizzate secondo una logica di filiera - ha detto la
presidente della Commissione regionale per le pari opportunità,
Anna Maria Aloi - vogliono essere uno strumento prezioso
per sviluppare un adeguato livello di cooperazione tra aziende,
consolidare legami forti, costruire reti e relazioni profonde,
di dimensione internazionale, che alimentino non solo la
creazione, ma soprattutto il consolidamento dell'impresa
al femminile.
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Senza
acqua non si può fare agricoltura moderna e
redditizia
Le preoccupazioni della Commissione Agricoltura
per il futuro della barbabietola da zucchero
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In
Sardegna, quote UE permettendo e disponendo dellacqua
necessaria, si potrebbero coltivare almeno 5.000 ettari
di barbabietole, con una produzione di zucchero sufficiente
a coprire il fabbisogno regionale
Il presidente della
commissione Agricoltura del Consiglio regionale, Tonino
Frau
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Cagliari 23.03.2004
Siamo in una situazione
paradossale: le dighe sono piene ma corriamo il rischio di
non poter coltivare, nel modo migliore, le bietole da zucchero.
Cosi unaltra industria sarda, lo zuccherificio di Villasor,
rischia di chiudere. Il presidente della commissione
Agricoltura del Consiglio regionale, Tonino Frau, commenta
preoccupato i dati emersi nel corso di alcune audizioni decise
dalla Quinta commissione proprio per approfondire i problemi
legati alla coltura della barbabietola da zucchero.
In Sardegna, quote UE permettendo
e disponendo dellacqua necessaria, si potrebbero coltivare
almeno 5.000 ettari di barbabietole, con una produzione
di zucchero sufficiente a coprire il fabbisogno regionale
(350.000 quintali lanno), mentre la quota eccedente
potrebbe essere facilmente collocata sul mercato nazionale.
Unica condizione necessaria: poter disporre dellacqua
per lirrigazione nei periodi nei quali serve, ossia
alla semina e nei primi mesi della coltura.
Lacqua attualmente
invasata è più che sufficiente, hanno detto,
nel corso delle audizioni, i rappresentanti delle Associazioni
dei bieticoltori ed i responsabili dello stabilimento di
Villasor, però non viene distribuita ed i produttori
non se la sentono di investire i loro soldi, di sprecare
il loro lavoro, senza avere la certezza di ottenere un raccolto
che li ripaghi delle loro spese e fatiche.
Negli ultimi tre anni, alle
prese con le inclemenze del tempo, le superfici coltivate
a barbabietola sono drasticamente diminuite, passando dagli
oltre 5.000 ettari del 2000 ai 2.200 della scorsa campagna,
e questanno la situazione rischia di non migliorare.
La Sadam/Isz, la società
che ha rilevato e cercato di rilanciare lo stabilimento
di Villasor, ha incentivato in maniera massiccia le semine
primaverili (oltre 2000 ettari) ed ha spinto
quelle autunnali, ma senza un immediato intervento
irriguo si rischia di perdere tutto o di raggiungere
risultati risibili.
Se le cose dovessero
andare male, anche questanno, hanno detto i rappresentanti
dellindustria e quelli delle associazioni dei produttori,
lo stabilimento sardo sarebbe destinato alla chiusura e
di bietole non se ne parlerebbe proprio più.
Sarebbe un altro duro
colpo per gli agricoltori sardi, hanno commentato i componenti
la Quinta Commissione, perché attorno a questo comparto
ruotano oltre 5.000 addetti (produttori, trasportatori,
contoterzisti, dipendenti fissi e stagionali dello stabilimento
di trasformazione, addetti alle imprese esterne, allassistenza
tecnica), con una produzione che si aggira tra i 60 ed i
65 milioni di euro lanno.
Il problema dellacqua,
hanno concordato i consiglieri della Quinta, ha priorità
assoluta. La risorsa idrica, infatti, deve essere
garantita, a prezzi contenuti, nei tempi e nei volumi necessari,
perché lagricoltura sarda può
vivere solamente se gli operatori del settore possono ottenere
produzioni di qualità, a prezzi remunerativi.
Nei prossimi giorni, comunque,
questo ed altri temi di fondamentale importanza, per il
futuro del settore primario isolano, saranno ulteriormente
approfonditi dalla commissione Agricoltura ed Ambiente,
che avrebbe anche intenzione di affrontarli con il Commissario
per lemergenza idrica.
Lacqua è
preziosa, ha concluso Tonino Frau, ed è necessario
programmarne lutilizzo almeno su base triennale, in
modo che gli operatori del settore agricolo possano decidere
le loro colture, i loro investimenti, con lassoluta
certezza di poter disporre delle risorse idriche necessarie.
(mc)
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La
Sarda Energy interessata al progetto di gassificazione
del carbone
Le Rsu della Carbosulcis chiedono limmediata
ripresa dellattività mineraria
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La
richiesta avanzata dalle Rsu della Carbosulcis durante
un'audizione presso la Sesta Commissione presieduta
dallon. Nicola Rassu
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Cagliari
24.03.2004
Al primo posto la ripresa
immediata dellattività della miniera; in seguito
unattenta valutazione delle proposte avanzate dalla
Sarda Energy la società italo venezuelana che
ieri ha illustrato un progetto di massima sulla produzione
di energia attraverso la gassificazione del carbone; lo
stesso progetto naufragato con lAti Sulcis. Questa
la richiesta avanzata dalle Rsu della Carbosulcis, in audizione
presso la Sesta Commissione presieduta dallon. Nicola
Rassu.
Da quasi due anni la miniera è ferma e cè
il rischio di un forte deprezzamento del patrimonio (risorse
materiali e, soprattutto, umane). Di qui linsistenza
dei sindacati di base a favorire la ripresa dellattività
siamo pronti, la miniera potrebbe ripartire anche
domani, una volta realizzati una serie di investimenti,
soprattutto nella sicurezza - è stato ripetuto
- utilizzando le risorse che lassessore La Spisa ha
assicurato in Finanziaria: 57 milioni di euro, 25 dei quali
per gli investimenti.
Linteresse della Sarda
Energy è un buon punto di partenza, anche se il progetto
va approfondito; tuttavia il fatto stesso che la società
sia proprietaria di miniere e di centrali in attività
fa sperare che le cose vadano in porto dopo un lungo periodo
di incertezze e lalternarsi di speranze e delusioni.
E evidente che la miniera deve raggiungere un punto
di economicità; lestrazione del carbone non
deve avere costi superiori al mercato; tuttavia la prospettiva
di utilizzare il carbone del Sulcis ormai battezzato
come risorsa strategica per produrre energia riapre
il discorso e rivaluta i sostenitori di questa soluzione,
in aumento fra i consiglieri dopo la visita
della Commissione ad una centrale per la gassificazione
del carbone in Olanda alcuni di noi erano scettici
ha confessato lon. Rassu ma molti di
noi si sono ricreduti.
In attesa di conoscere anche
lindagine della Satocarbo, una sorta di advisor, sulla
validità delliniziativa (riconosciuto in partenza
al carbone il prezzo più basso come combustibile
per energia), i sindacati chiedono limpegno delle
forze politiche per i finanziamenti, premessa indispensabile
per qualunque discorso futuro.
Ma cè una condizione da rispettare: riprendere
immediatamente lattività, non solo perché
una miniera ferma è meno appetibile; ma soprattutto
perché, se i tempi si allungano, una miniera ferma
muore di morte naturale, compromettendo qualunque progetto.
Si apre qualche prospettiva, ma non cala la tensione fra
i lavoratori, i quali ribadiscono le Rsu sono
stanchi del tira e molla, che dura da tanti anni e non produce
niente di buono; anzi, produce solo debiti per la Regione,
che dal disimpegno dellEni in poi deve fare quadrare
conti vistosamente in rosso (per tamponare la falla il costo
è stato superiore a un intero piano di Rinascita).
Lon. Rassu ha assicurato
la solita, massima attenzione verso un problema
che è la classica spada di Damocle e per il quale
è inevitabile prendere una decisione definitiva;
per esempio, mettere la miniera in condizione di riprendere
lattività a patto che ciò serva ad assicurarle
un futuro. Sugli impegni finanziari, sentiremo lassessore
dellIndustria e prenderemo in considerazione
il problema non appena riceveremo la Finanziaria.
E possibile che la Commissione senta anche la Sarda
Energy. (adel).
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