|
Samassi 6.03.2004
Mattone crudo dopo
mattone crudo, la tecnica del ladiri, la terra cruda arricchita
da paglia, messa in stampi ed essiccata al sole, ha caratterizzato
la costruzione delle case di buona parte della Sardegna, almeno
nei Campidani di Cagliari ed Oristano e nel Sulcis-Iglesiente.
Una tecnica antica, nel secondo dopoguerra praticamente abbandonata,
che recenti studi hanno pienamente rivalutato.
Le case di fango e paglia,
con le caratteristiche coperture in legno, canne e le tradizionali
tegole sarde sono risultate, infatti, le più sane,
le meglio coibentate, le più resistenti ai fenomeni
sismici, anche se, fortunatamente, in Sardegna non si registrano
terremoti.
Case vecchie, tradizionali,
caratteristiche delle pianure e delle basse colline, dove
la terra cruda ed i conglomerati naturali erano i materiali
più comuni ed a buon prezzo, almeno rispetto
ai cantoni ed alle pietre lavorate, tipici delle altre zone
più interne o montuose dellisola.
Un
patrimonio edilizio di grande interesse, almeno il 30 per
cento delle case esistenti nei centri storici dei Campidani,
della Marmilla, della Trexenta, del Sulcis Iglesiente e delle
zone costiere del Sarrabus, che deve essere recuperato, valorizzato,
così come recuperate e valorizzate devono essere le
tecniche seguite per preparare i mattoni di ladiri, quelle
utilizzate per costruire le vecchie case sarde. Anche perché,
hanno ricordato i consiglieri regionali Giampiero Pinna e
Dino Pusceddu (che con i loro colleghi Spissu, Morittu, Pirisi,
Demuru, Orrù, Pacifico e Salvatore Sanna hanno presentato
una proposta di legge su questo argomento), queste tecniche
e questi materiali sono perfettamente ecocompatibili, hanno
un limitatissimo impatto ambientale, permettono notevoli risparmi
energetici, non provocano emissioni dannose, sono decisamente
bio-ecologici.
Questi molteplici aspetti positivi
hanno, favorevolmente, colpito gli amministratori di alcuni
comuni, che hanno dato vita alla Associazione nazionale città
della terra cruda, con sede a Samassi ed alla quale aderiscono
25 soci di tre regioni: Sardegna, Marche, Abruzzo.
La
sezione sarda di questa associazione, inoltre, ha avviato
interessanti studi in materia, avvalendosi della preziosa
collaborazione tecnico-scientifica del Centro di studi e ricerche
sullarchitettura regionale in terra cruda, costituito
dal dipartimento di Architettura dellUniversità
di Cagliari.
Dalla fase della ricerca, hanno
detto i consiglieri regionali Giampiero Pinna e Dino Pusceddu,
si deve passare ad una più diffusa ed incisiva azione
di recupero e valorizzazione di queste tecniche costruttive.
Sono necessari, a questo punto, interventi pubblici per ridurre
i costi di produzione del ladiri, per favorire il recupero
delle case esistenti e renderle, possibilmente, più
accoglienti e funzionali.
Molti
artigiani hanno avviato nuove attività e si sono anche
aperti interessanti spazi di mercato. Con piccoli impianti,
parzialmente meccanizzati, si potrebbero ottenere prodotti
di ottima qualità a prezzi, tutto sommato, competitivi.
La proposta di legge, presentata nei giorni scorsi, proprio
per rilanciare e valorizzare queste tecniche costruttive,
prevede listituzione di un catasto regionale del patrimonio
di case in terra cruda esistenti nei diversi comuni della
Sardegna. Ma il provvedimento, illustrato nel corso di una
conferenza stampa, prevede anche iniziative concrete per recuperare
i saperi, le arti, le tecniche, le particolari professioni
legati alla terra cruda.
La proposta di legge, hanno aggiunto
i due consiglieri diessini, parlando anche a nome degli altri
presentatori della proposta, non diventerà certamente
legge in questa legislatura, ormai agli sgoccioli, ma è
una proposta, un impegno programmatico, che sarà presentato
nella prossima, da quelli tra noi che ritorneranno in Consiglio.
Un futuro programma di intervento, quindi, per recuperare
quel patrimonio culturale, quel sapere tradizionale recentemente
riscoperto e che si vuole valorizzare, in quel più
vasto processo di riscoperta e rivitalizzazione delle tradizioni
tecniche e culturali della Sardegna.
La proposta, in particolare,
prevede che vengano destinati, nel triennio 2004-2006, dieci
milioni di euro lanno, per favorire e sostenere le attività
economiche, in sede locale, capaci di realizzare cicli completi
di produzione, distribuzione ed utilizzo dei mattoni in terra
cruda.
Iniziative di questo genere,
hanno anche aggiunto Pinna e Pusceddu, non richiedono grossi
investimenti e gli interventi finanziari, anche attraverso
i de minimis, potrebbero essere utilmente affidati agli enti
locali.
I fondi regionali dovrebbero
anche essere utilizzati per favorire interventi di recupero
del patrimonio esistente, in particolare di quegli edifici,
come i monti granatici, che hanno particolare e rilevante
importanza sotto laspetto architettonico e storico-culturale,
così come potrebbero essere incentivati nuovi interventi
edilizi, pubblici e privati, che prevedano luso della
terra cruda.
Il provvedimento, inoltre,
ipotizza lerogazione di contributi a fondo perduto pari
al 60 per cento del costo complessivo del recupero, che potrebbe
essere elevato sino allottanta per cento per i casi
di interventi su immobili di particolare pregio; labbattimento,
per almeno 10 anni, dellimposta comunale sugli immobili
(ICI) e degli oneri dovuti per il rilascio della necessaria
concessione edilizia sono le altre agevolazioni possibili.
La
proposta è buona ed è stata accolta con favore
dagli operatori del settore, dalle parti sociali, hanno concluso
Giampiero Pinna e Dino Pusceddu, piccole industrie sono,
infatti, in grado di favorire nuova occupazione, di rilanciare
produzioni tipiche ben presenti nel patrimonio tradizionale
isolano. (mc)
|