Arzachena 26.01.2005
Sono tre i temi centrali
del workshop "La Filiera delle carni bovine. Strategie
per la valorizzazione delle produzioni locali", organizzato
dall'ERSAT (Servizio territoriale della Gallura) il 27 e 28
gennaio nel Cervo Conference Center di Porto Cervo.
Si parte dalla situazione del comparto delle carni bovine alla
luce della riforma della PAC, con un'analisi del contesto comunitario
e italiano per arrivare a quello regionale con approfondimenti
sulla filiera delle carni bovine in Gallura, il recepimento
dei regolamenti comunitari e gli strumenti di pianificazione
e valorizzazione delle attività produttive locali, all'interno
di un più ampio progetto di sviluppo rurale per il rilancio
delle zone interne.
Verrà poi affrontato il tema della qualità delle
produzioni, delle tecnologie a disposizione delle aziende per
il trattamento delle carni e delle linee guida per l'etichettatura
e la rintracciabilità. L'ultima parte della due giorni
sarà dedicata alla valorizzazione delle produzioni alimentari
di qualità e alla loro distribuzione e commercializzazione.
Con questo workshop l'ERSAT si
prefigge di dare agli operatori del comparto delle carni bovine
nuovi strumenti e indirizzi per proseguire nel progetto di
valorizzazione delle produzioni locali.
L'allevamento bovino in Sardegna oggi conta oltre 250 mila
capi, dislocati in circa 8500 aziende (con una ampiezza media
di 30 capi/azienda). Il settore è stato gravemente
penalizzato dalla minaccia della BSE, l'encefalopatia spongiforme
bovina, e dalla Lingua Blu, che hanno fatto crollare i consumi.
Oggi si assiste a una ripresa: a livello nazionale i dati
parlano di una produzione di carne bovina dell'ordine di 1.127.000
di tonnellate, un consumo di 1.422.000 di tonnellate (procapite
24,6 kg/anno) e un grado di autoapprovvigionamento del 65,4%.
Il dato sardo ricalca quello nazionale.
In Sardegna esistono condizioni
favorevoli per lo sviluppo del comparto: gli aspetti naturalistici
degli allevamenti, considerato che una buona quota si trova
in aree altamente caratterizzate da componente ambientale
(Gallura, Ogliastra, Nuorese, Alto Oristanese, Sarrabus-Gerrei);
l'ingrasso dei vitelli avviene negli stessi allevamenti e
non nei centri di ingrasso collettivi; l'utilizzo dei prodotti
aziendali nella alimentazione, che influisce positivamente
sulla caratterizzazione organolettica. Di contro, però,
le aziende sarde devono fare i conti con l'eccessiva dispersione
e la ridotta dimensione degli allevamenti; costi di produzione
gravati troppo spesso da acquisti extra aziendali; scarsa
o insufficiente propensione verso l'associazionismo che incentiva
il lavoro di filiera; difficoltà a immettere le produzioni
locali nei circuiti commerciali.
La Gallura, in particolare, negli
ultimi dodici anni ha investito in modo deciso in questo settore,
tanto che per il comparto delle carni bovine si può parlare
di un "modello Gallura". Nel 1992 è nata l'Associazione
Produttori Carne Bovina, un sistema organizzato di cui fanno
parte oltre 500 allevatori associati, rappresentanti circa il
25% della popolazione bovina locale. Il primo obiettivo era
garantire un maggiore potere contrattuale agli allevatori in
fase di commercializzazione dei vitelli da ristallo, destinati
allora in prevalenza ad alimentare centri di ingrasso presenti
nella penisola. Nel 1998, dopo sei anni di lavoro sulla valorizzazione
delle produzioni e sull'apertura di canali commerciali, l'Associazione
produttori, con il sostegno dell'ERSAT, ha predisposto uno studio
di fattibilità per la commercializzazione delle carni
bovine e l'adozione di un sistema di controllo per l'identificazione
e la registrazione dei bovini destinati alla commercializzazione
(sistema di etichettatura informatizzato), in base al regolamento
Ce 820/97, diventato obbligatorio dal 2003 e poi superato dai
regolamenti Ce 1760/2000 e 1825/2000. Il progetto di pianificazione
territoriale locale, predisposto dalla Comunità Montana
4 di Olbia e chiamato "Patto territoriale Riviera di Gallura",
è ancora operativo. |