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Al convegno "Le infrastrutture di trasporto in Sardegna oggi e domani"
Il ministro Bianchi: i porti sardi terminal strategici

Il responsabile del dicastero dei Trasporti, intervenuto a un convegno a Cagliari, ha espresso il plauso del Governo per l'operato della Regione. Ma ha aggiunto che bisogna aprirsi al traffico marittimo mondiale



Porto di Cagliari

Cagliari 20.04.2007
"State lavorando bene, e sul vostro programma il Governo si trova in perfetta sintonia". Lo ha detto il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, agli assessori regionali dei Trasporti, Sandro Broccia, e dei Lavori pubblici, Carlo Mannoni, nel corso del convegno "Le infrastrutture di trasporto in Sardegna oggi e domani" che si è svolto nel Polo giuridico dell'Università di Cagliari. Il ministro, a proposito dell'inserimento della Sardegna nel programma di sviluppo delle Autostrade del mare, ha sottolineato l'esigenza di valorizzare la rete dei porti sardi per renderli capaci di "aprirsi al traffico marittimo mondiale".
"Dobbiamo costruire insieme - ha detto Bianchi - una politica che ci conduca a questo obiettivo. In particolare il porto di Cagliari deve proporsi in maniera forte come terminal strategico: possiamo ragionarci nell'ambito della ridistribuzione dei porti nazionali e dei sistemi portuali". L'assessore Broccia ha sottolineato come, per la prima volta, in Italia si stia procedendo a una programmazione unitaria nel campo dei trasporti e delle infrastrutture. Gli ha fatto eco il ministro Bianchi, quando ha accennato all'esigenza di mettere mano al piano generale della mobilità nazionale, "un disegno di nuova concezione in grado di interfacciarsi con le programmazioni regionali".
Broccia ha fatto il punto sull'applicazione del programma della Giunta in materia di trasporti, soffermandosi sugli obiettivi già raggiunti e di prossima realizzazione. "Praticamente abbiamo cominciato da zero, perché gli esecutivi che ci hanno preceduto hanno deciso di non occuparsi della mobilità dei sardi", ha polemizzato l'assessore. "Grazie alla nostra riforma - ha aggiunto Broccia - saranno la Regione e gli Enti locali a pianificare i servizi di cui avranno bisogno".
Sono ormai in dirittura d'arrivo i centri intermodali di Carbonia e San Gavino: per la realizzazione della struttura che nascerà attorno alla nuova stazione di Carbonia, si è appena svolta la gara d'appalto. E anche per San Gavino è questione di giorni. Broccia ha annunciato l'arrivo, per il prossimo mese di giugno, di 109 dei complessivi 330 autobus ecologici che andranno a rinnovare entro il 2009 il parco rotabile regionale.
Sul capitolo ferrovie è confermato l'interesse per il pendolino spagnolo Talgo e la definizione, entro la prossima settimana, del contratto di servizio con Trenitalia che permetterà alla Regione di pianificare i servizi ferroviari e di imporre alle Ferrovie statali gli orari e le modalità di gestione dei treni.
L'assessore Mannoni ha invece ribadito l'intenzione della Giunta di sollecitare ulteriori risorse finanziarie al Governo. "L'isola ha bisogno di interventi importanti. Chiederemo che gli appalti vengano fatti in Sardegna", ha detto Mannoni. L'assessore ha ricordato gli interventi sulla strada statale 128, che collega le zone interne alla S.S. 131, e le opere in cantiere nel Nuorese, tutte accomunate dall'attenzione all'impatto ambientale e a un uso oculato delle risorse.
Il meeting, che ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da varie università italiane, era organizzato dalla Siiv (Società italiana infrastrutture viarie) con il patrocinio della Regione e dell'ateneo cagliaritano.




Il Comitato Beni Comuni ha incontrato il Senatore Francesco Martone, della sinistra europea
Prosegue la campagna per la difesa del patrimonio minerario sardo

Il Comitato Beni Comuni, formato da liberi cittadini, è impegnato nella Campagna per la difesa del patrimonio minerario sardo e si oppone alla vendita dei siti ex minerari che sono parte del patrimonio della collettività e, in quanto tali, inalienabili



Sito minerario di Ingurtosu

Cagliari 13.02.2007
Il Comitato Beni Comuni, nell’ambito della campagna per la difesa del patrimonio minerario sardo, ieri, 12 febbraio, ha incontrato il Senatore Francesco Martone, della sinistra europea.
Ragione dell’incontro è trovare il modo di portare la giunta regionale e il Presidente a rivedere le proprie scelte in merito al bando internazionale che prevede la cessione in proprietà di vaste aree di inestimabile valore ambientale e storico e di aprire un dialogo in merito ad una progettazione integrata e partecipata del territorio.
Il Governo regionale sardo ha infatti deciso di vendere a privati (per un importo della base d’asta complessiva pari a Euro 43.520.000) i siti minerari dismessi di Masua, Monte Agruxau, Ingurtosu, Naracauli, Pitzinurri, per realizzarvi "strutture alberghiere ricettive con annessi centri benessere, strutture sportive e per il golf”.
Sono previsti 160.000 mc di cemento nel compendio di Masua, Monte Agruxau e 100.000 mc in quello di Ingurtosu, Naracauli, Pitzinurri (al netto delle "volumetrie aggiuntive determinate dalle esigenze di moderni iniziative turistico-alberghiere di alta qualità", si legge).
Sono zone di grandissimo pregio, culturale storico naturalistico, all'interno del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, inserite in Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e dichiarati "Patrimonio dell'Umanità" dall'Assemblea Generale dell'UNESCO. A pochi passi da Piscinas, il più vasto complesso dunale d'Europa e dell'intero bacino del Mediterraneo, estremamente fragile e ad alto rischio di degradazione.
Il Comitato Beni Comuni, formato da liberi cittadini, è impegnato nella Campagna per la difesa del patrimonio minerario sardo e si oppone alla vendita dei siti ex minerari che sono parte del patrimonio della collettività e, in quanto tali, inalienabili.
Il Senatore Martone ha presentato nel novembre scorso una interrogazione al Senato contro il bando di vendita dei tesori dell’archeologia industriale sarda.
Attualmente contro la vendita sta indagando anche il Ministero dei beni culturali in seguito alla denuncia di alcune associazioni locali.
Il Comitato non accetta che beni comuni di tale rilevanza siano sottratti all'uso pubblico e asserviti a sfruttamento privatistico. Ritiene urgente instaurare un dialogo con le popolazioni, con le amministrazioni locali, con il Governo regionale, affinché si pervenga a soluzioni alternative, riguardo alle possibilità di miglioramento qualitativo del ben essere degli abitanti che non prevedano l'alienazione di quelle strutture, custodi della memoria dei minatori e inserite in un contesto paesaggistico e naturalistico di rilevanza assoluta.
Il comitato crede in un paradigma di sviluppo diverso, basato su realtà a basso impatto ambientale, rispettose della memoria storica dei luoghi, che prevedano la partecipazione diretta delle comunità locali.
Per impedire che dopo la monocultura mineraria si istauri quella turistica, perché per la Sardegna possa innescarsi un processo di miglioramento della qualità della vita delle popolazioni coerente con la difesa e la cura del patrimonio storico/culturale e ambientale.
Il Comitato sta lavorando alla organizzazione di un convegno che faccia conoscere in Sardegna validi progetti di recupero delle risorse di archeologia industriale e mineraria realizzati in altre realtà, quali il Galles e la Val di Cornia, che dimostrano come dalla salvaguardia e non dalla dismissione/vendita a grandi gruppi imprenditoriali, possano venire anche migliori e maggiori possibilità di sostentamento per le comunità.

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