29
gennaio 2006 - Elezioni Primarie a Cagliari Gianni
Loy: candidato
(in una lista civica) "apertamente di sinistra
e sardista"
"Sogno
un confronto libero, senza compromessi, senza calcoli
di partito, senza secondi fini, volto solo a scegliere
il candidato che meglio potrà servire alla causa
dello schieramento del centro-sinistra e sardista" Gianni Loy Courtesy:
www.gianniloysindaco.org
Cagliari 25.01.2006 Riportiamo di seguito la lettera
aperta e la scheda personale di Gianni Loy, candidato in una
lista civica alle primarie di Cagliari del 29 gennaio 2006,
per la scelta del candidato sindaco dello schieramento di centrosinistra
Lettera Aperta
Qualche raro amico, è vero, ha sollecitato la mia candidatura
ed ha suggerito il mio nome ad alcune delle forze politiche
del Centrosinistra. Tuttavia, non sono stato "costretto"
a candidarmi alle primarie dal clamore della piazza. Se altri
sono stati spinti al sacrificio a furor di popolo, io non sono
tra questi.
La mia è stata una scelta individuale, seppure ispirata
ad una visione collettiva, operata poco meno di un anno orsono,
ed è nata con un preciso obbiettivo, anzi con due: il
primo è stato quello di dare una spallata a favore della
indizione delle elezioni primarie per la scelta del candidato
sindaco di Cagliari. Scelta che ritenevo, e ritengo, essenziale
per il successo del Centro sinistra alle prossime elezioni ed
opportuno strumento di democrazia partecipativa. Ciò
mi ha indotto ad annunciare con molto anticipo la decisione
di candidarmi e ad utilizzare quale strumento di pressione l'impegno
a presentare la candidatura per la massima carica del Comune
in caso di mancata effettuazione delle primarie.
Alcuni amici, perché credo che gli amici esistano anche
nella dura sarabanda della politica, mi hanno sconsigliato,
preoccupati del fatto che i primi nomi finiscono per essere
fatalmente bruciati nella convulsa canea che porta alla scelta
dei candidati. Sono andato avanti, tuttavia, non per testardaggine,
ma perché profondamente convinto che le primarie debbano
essere un momento aperto, libero, dove le candidature possano
nascere in maniera non subordinata agli equilibri nazionali
e regionali tra le forze politiche, né come conseguenza
di equilibri tra i partiti, ma mirando esclusivamente alla scelta
del miglior candidato possibile per il successo finale nella
città di Cagliari.
La mia scelta, proprio perché personale ed anticipata,
è stata colta con una certa freddezza da parte di alcuni
schieramenti che, nelle passate elezioni, avevano sollecitato
ed appoggiato con entusiasmo la mia candidatura. E' un prezzo
che personalmente ho già pagato, per aver sofferto un
certo raffreddamento (sicuramente transitorio) nella relazioni
con alcuni amici, un prezzo che, politicamente, potrei continuare
a pagare se, come è possibile, non potrò godere
dell'appoggio di gruppi o forze politiche con le quali ho collaborato
e condiviso il progetto politico. Ma non avrei potuto fare altrimenti,
posto che una candidatura nata come espressione diretta dell'accordo
tra alcuni partiti avrebbe tolto molto al significato della
mia candidatura e non avrebbe costituito quella novità
che, in certo senso, spero di introdurre.
Ed è questo il secondo obbiettivo: interpretare le primarie
non come scontro - confronto tra i partiti o le coalizioni di
partiti che presentano i loro candidati e che tentano, legittimamente,
di imporli all'elettorato, ma come occasione per chiedere a
tutti gli elettori del centrosinistra di scegliere il candidato
sindaco indipendentemente dall'appartenenza ad un partito e
dalla lista che, tra qualche mese, voteranno.
Spero, naturalmente, che le forze politiche con le quali maggiore
è la mia condivisione di obiettivi, possano condividere
questa mia scelta, che si possa ancora lavorare assieme, ma
è evidente che la mia è una proposta a tutto campo,
nel senso che intendo sollecitare gli elettori delle primarie
a scegliere il prossimo candidato sindaco indipendentemente
dalla loro appartenenza politica e dai calcoli, questi si meschini,
di chi pensa che si possa vincere una contesa elettorale con
un candidato il più centrista possibile (abbiamo già
dato!).
E' chiaro sin d'ora che auspico una scelta trasversale e libera,
chiedendo l'appoggio a tutti quanti, indipendentemente dal partito
di appartenenza, apprezzino il mio lavoro e ritengano che la
mia candidatura possa rappresentare una scelta vincente nella
prossima competizione.
Che bello, e che conquista di democrazia e di partecipazione,
se i partiti potessero attendere l'esito delle elezioni primarie
non per vedere la conferma di un risultato scontato da accordi
pre-elettorali blindati, non con l'ansia di sapere se il proprio
candidato ha vinto, ma con la genuina curiosità di conoscere
quale sia l'indicazione, il suggerimento, che gli elettori delle
primarie, che costituiscono una porzione del popolo sovrano,
affida loro per condurre la successiva battaglia elettorale
dove tutti concorrano, con convinzione, per la vittoria finale.
Mi impegno, per primo, a sostenere con lealtà e con impegno
il candidato che risulterà vincitore in una competizione
primaria, altrettanto leale, che spero il più possibile
libera.
Il mio programma non è, al momento, un programma per
il governo della città di Cagliari, compito che spetta
al vincitore delle primarie, ma l'indicazione dei principi attorno
ai quali, se risulterò vincitore, sarà costruito
tale programma.
Il mio programma, tuttavia, è costituito soprattutto
dall'impegno, prima di tutto sociale, e quindi politico, che
ha accompagnato la mia esperienza di vita a partire da quanto,
ancora adolescente, ho conosciuto i primi entusiasmi, nell'ambito
dell'associazionismo cattolico.
L'adesione alla mia candidatura, in sostanza, è in parte
valutabile sulla base del consenso che sulla mia attività
professionale e politica degli anni passati, accompagnata dalle
linee generali indicate nel programma.
In questo momento, infine, ho necessità di scusarmi con
i tanti amici ai quali non ho chiesto esplicitamente un sostegno
per l'imminente campagna elettorale e per la raccolta delle
firme necessarie. Sappiano che non è stato per superbia,
ma per rispetto. Perché considero l'amicizia valore più
elevato della politica, e non ho la presunzione di pensare che
i miei amici, perché tali, debbano per forza immaginarmi
il miglior sindaco possibile tra i candidati alle primarie.
Ed io, collocandomi come candidato apertamente di sinistra e
sardista, sogno un confronto libero, senza compromessi, senza
calcoli di partito, senza secondi fini, volto solo a scegliere
il candidato che meglio potrà servire alla causa dello
schieramento del centro-sinistra e sardista che, nei prossimi
mesi, cercherà di dare alla città di Cagliari
un governo e nuovi motivi di speranza.
Gianni Loy
Chi sono
Nato a Cagliari
da genitori ogliastrini (Seui) ho passato la prima infanzia
tra i vicoli del quartiere Marina, vicino alla trattoria Gennargentu,
dove qualche volta aiutavo a servire a tavola. Non sapevo di
violare la legge sul lavoro minorile. In realtà, "giocare"
a fare il cameriere mi divertiva, inoltre ci scappava qualche
moneta per l'autoscontro che, periodicamente, stazionava nella
passeggiata tra le palme di via Roma (quella che l'attuale Giunta
ha trasformato in parcheggio), oppure per qualche gelato. Gli
altri giochi erano tra le macerie, tra le navate distrutte della
chiesa di Santa Caterina, nell'inseguire i marinai americani
per chieder loro sigarette o cioccolata, ad improvvisare razzi
alimentati dal carburo, fermentato in acqua dentro vecchi barattoli
di latta ed acceso da una fiammella accostata con una canna.
La formazione tutta religiosa, per volere di quella santa donna
che è stata mia madre, in una associazione popolare,
la "Toniolo" di S.Anna, che si contrapponeva alla
Congregazione Mariana di via Ospedale, dove venivano invece
educati i rampolli della borghesia. Con alcuni di loro, più
tardi, ci saremmo incontrati per un comune impegno sociale e
politico. Come dimenticare Franco Oliverio?
La scuola, ovviamente ai Salesiani. Questo era il mito di mio
padre, riposi in pace, originato dal fatto che, giovane e povero
garzone emigrato in Sicilia, sbavava danti ai ragazzini che
uscivano, benvestiti, dal collegio salesiano.
Poi l'Università nella facoltà di Giurisprudenza,
dove ho incontrato "il 68" e ne sono stato folgorato.
Data la mia formazione cristiana, ho incominciato a militare
nel Movimento Politico dei Lavoratori di Livio Labor (MPL) per
poi proseguire la naturale evoluzione nel PdUp ed in Democrazia
Proletaria, incontrandomi con le esperienze dei compagni provenienti
dal Psiup e dal Manifesto.
In quegli anni è incominciata anche la mia militanza
a favore dell'idea sardista, accompagnando le lotte sindacali
della FLM, assieme a Salvatore Cubeddu ed Antonello Giuntini,
sino alla grande marcia po su tribagliu del 1979, in occasione
della quale ho avuto l'onore di comporre i testi dell'inno che
ha accompagnato la marcia e di "istoria operaia",
poi incisi per la voce dello stesso Antonello Giuntini e la
chitarra di Guido Benossa.
Quel segno mi è rimasto nella militanza di ogni giorno
ed è diventato patrimonio del mio operare all'Università,
dove la lingua sarda è di casa nell'insegnamento del
diritto del lavoro e dove sono già più d'uno i
giovani e le giovani che hanno scritto e discusso la propria
tesi di laurea di diritto del lavoro in lingua sarda.
Il mio impegno degli ultimi decenni si è concentrato
soprattutto nel mio lavoro di insegnante di diritto del lavoro
all'Università, dove ho tentato di educare i giovani
alla legalità ed al rispetto cercando di inculcare il
valore sommo che il lavoro rappresenta per l'individuo e per
la società tutta.
Ho contribuito a fondare, nel 1989, il Centro Studi di Relazioni
Industriali, oggi diretto dal prof. Gianfranco Bottazzi, apprezzata
struttura in campo scientifico e didattico che opera in Italia
e nel mondo. Negli ultimi anni ha realizzato scuole estive di
Relazioni Industriali in diversi paesi del mondo contribuendo
alla formazione di giovani usciti dall'esperienza del blocco
sovietico e dei funzionari di alcuni di quei paesi, Albania,
Macedonia, Serbia, Romania, Lituania. Da ultimo in Argentina
dove è stato realizzato un corso in collaborazione con
il Ministero del lavoro di quel paese.
L'impegno sociale, sviluppatosi parallelamente a quello professionale,
ha riguardato soprattutto il commercio equo e solidale e la
formazione alla mondialità, collaborando alla realizzazione
dei Corsi di Cooperazione allo sviluppo organizzati dall'Associazione
Sucania, di cui faccio parte. Allo stesso tempo l'impegno e
l'amicizia con i Rom, soprattutto attraverso la Fondazione Anna
Ruggiu che, nel 2002, mi hanno voluto onorare del primo premio
assoluto del concorso artistico internazionale "Amico Rom",
che si svolge ogni anno a Lanciano, per un'opera letteraria
ispirata ad una donna Rom, Negiba, morta anni orsono nel campo
sosta di Via San Paolo a Cagliari.
Poi la mia passione per il giornalismo. Incominciata con il
giornalino parrocchiale, "Il disco volante", proseguita
con la fantastica stagione di "Gulp", con il settimanale
diocesano "Orientamenti", con "Il lavoratore
sardo" delle Acli, per passare poi a "Cittàcittà
quartiere" che ho diretto negli ultimi anni di vita del
giornale, ed alle più sporadiche collaborazioni con testate
nazionali.
Infine la croce e delizia con il difficile mondo dei quotidiani.
La prima collaborazione con "L'Unione Sarda" è
stata interrotta dall'improvviso cambiamento di rotta filoberlusconiano.
Ho preferito il silenzio di anni alla collaborazione con la
testata. Poi la breve ma intensa stagione di editorialista con
la direzione di Bachisio Bandinu, presto interrotta dalle scelte
editoriali del nuovo direttore ed ancora silenzio, salvo una
collaborazione con "Il manifesto", sino all'attuale
collaborazione con il "Giornale di Sardegna".
Poi l'attività saggistica e le collaborazioni con la
Rai. Dapprima la trasmissione "Quelli della 285",
assieme a Jacopo Onnis, dove ho trasformato gli stacchi musicali
in registrazioni dal vivo di artisti sardi che registravano
per la prima volta alla Rai di Cagliari, tra questi Dionigi
Burranca ed il coro di Ovodda.
Poi "Quelli dell'Europa accanto", con la stimolante
compagnia della indimenticata Piera Mossa, culminata con la
pubblicazione dei testi della trasmissione (Edes, 1990). Forse,
per gli amatori, è ancora disponibile qualche copia del
volume. L'ultimo saggio, "Di politica di poesia e d'altro
ancora", edito da Della Torre, è del 2002.
Da ultimo, mi ha entusiasmato il cinema, ho avuto la fortuna
di collaborare con un grande regista sardo, Efisio Marcias (in
arte Peter Marcias - ma non mi sono ancora abituato a chiamarlo
così), scrivendo per lui soggetti e sceneggiature. Ho
incominciato con "Il canto delle cicale", un piccolo
gioiello (vedere per credere), poi il sodalizio è proseguito
con alcuni altri lavori il primo dei quali, "Sono Alice",
uscirà nelle sale cinematografiche tra qualche settimana.
Rimane la politica. Passione latente e a lungo repressa, anche
a causa del mio carattere indocile a taluni dei suoi riti, per
non essere facilmente accomodabile alle burocrazie dei partiti.
Lo stesso carattere che ha finito per farmi accettare la candidatura
in occasione delle scorse elezioni.
Il resto è attualità. L'esperienza in Comune e
la volontà di operare politicamente mi ha indotto ad
una scelta che aveva come primo obbiettivo quello di far si
che a Cagliari si svolgessero le Primarie. Obbiettivo raggiunto,
pur rimanendo il rischio che la scelta dei grandi partiti di
indicare un solo candidato ufficiale, possa diminuire il significato
di questo appuntamento. Così mi trovo ancora una volta
all'opposizione, con la presunzione di pensare che il risultato
a favore del candidato messo in campo dai grandi partiti sia
tutt'altro che scontato, per rappresentare lo schieramento di
sinistra della coalizione, per proporre una opzione di cambiamento
deciso all'insegna della legalità e della speranza. Inclusa
la speranza che gli elettori delle primarie si possano recare
al voto per scegliere secondo la loro convinzione, e senza condizionamenti
il candidato che preferirebbero veder opposto a Floris il prossimo
maggio. Se sarò io, cercherò di interpretare al
meglio il mio ruolo. Se sarà Selis vorrà dire
che sarà lui il miglior candidato possibile del centro
sinistra ed avrà tutto il mio leale ed appassionato appoggio.
Gianni Loy
Gianni
Loy
candidato alleElezioni Primarie a Cagliari
del 29 gennaio 2006 "Linee
guida per la elaborazione di un programma elettorale
per la città di Cagliari"
L'elaborazione
del programma elettorale vero e proprio compete al candidato
che risulterà vincitore delle primarie indette
dal Centrosinistra per il 29 gennaio 2006
Gianni Loy Courtesy: www.gianniloysindaco.org
Cagliari 25.01.2006
Premessa
L'elaborazione del programma elettorale vero e proprio compete
al candidato che risulterà vincitore delle primarie indette
dal Centrosinistra per il 29 gennaio 2006. Questo documento,
pertanto, si limita a indicare, sinteticamente, i motivi ispiratori
e gli obiettivi generali che guideranno la costruzione del programma
in caso di successo nelle primarie. La speranza
Il recente governo della città, ispirato a un bieco utilitarismo,
asservito ai poteri economici dominanti, gestito con un pragmatismo
esasperato, ha prodotto una perdita di fiducia nei cittadini
e ha indotto, a tutti i livelli, comportamenti ispirati al mero
soddisfacimento dei propri interessi anche a detrimento della
solidarietà collettiva e dei diritti degli altri soggetti,
determinando, sin nelle piccole abitudini di vita quotidiana,
forme di individualismo esasperato.
Tale fenomeno è stato accompagnato, e a sua volta indotto,
anche dal decadimento dei principi della legalità, dal
crescente fastidio per le norme necessarie all'ordinata convivenza
dei cittadini e delle cittadine e all'ordinato sviluppo della
città.
Tali atteggiamenti si sono spesso tradotti in un ritardo nei
processi di sviluppo della città per aver anteposto piccoli
ed antistorici egoismi all'interesse collettivo e futuro delle
scelte imposte dall'evoluzione sociale e tecnologica. Così,
la città è rimasta pesantemente indietro rispetto
agli standard europei e alla buona prassi nel campo del risparmio
energetico, del traffico, della raccolta differenziata, del
controllo dell'inquinamento, etc.
Il diffondersi delle vecchie e nuove povertà, infine,
ha prodotto nuove e pesanti situazioni di disagio nella popolazione.
Seppure tali situazioni, sotto il profilo economico, non possano
essere direttamene addebitate all'Amministrazione comunale,
tuttavia le sue scelte urbanistiche, volte a favorire la speculazione
edilizia, e la conseguente rinuncia ad una seria politica di
edilizia popolare hanno consentito il permanere o il crescere
di nuovi ghetti. Inoltre, la mancata utilizzazione, da parte
dell'Amministrazione, dei necessari ammortizzatori sociali ha
impedito di limitare gli effetti negativi indotti dal processo
di globalizzazione economica che spinge fasce sempre più
vaste della popolazione del mondo verso un sistema di vita precario.
Non tutti gli abitanti e le abitanti della città, ovviamente,
subiscono gli stessi disagi. I possessori di elevati redditi,
le persone fornite di maggiori risorse culturali, subiscono
in misura inferiore gli effetti deleteri di un decadimento della
città che i fasti apparenti delle grandi (e costose)
manifestazioni festaiole offerte dai governanti non sono in
grado di lenire.
In tale contesto, è fatale che i cittadini e le cittadine
perdano la speranza di una vita migliore. La sociologia insegna
che i disoccupati, di fronte ad inutili e ripetuti tentativi
di trovare lavoro, rinunciano persino a presentarsi nel mercato
del lavoro. Allo stesso modo è inevitabile che larghi
strati della popolazione si adattino ad un sistema che, in definitiva,
penalizza la qualità della vita e finisce per togliere
la fiducia e la speranza nel futuro.
Per questo, il primo obiettivo di un programma per la città,
deve essere quello di restituire fiducia e speranza ai cagliaritani
ed alle cagliaritane. Intendo, ovviamente, per cagliaritani
non sono solo gli eredi storici e culturali degli antichi abitanti
della città, ma anche gli immigrati, sardi, italiani
o del mondo, che ne compongono il tessuto sociale ed economico.
Restituire fiducia e speranza per il futuro non è semplicemente
il primo punto di un programma articolato ma è, a ben
vedere, lo scopo principale, la finalità, di tutta l'azione
politica ed amministrativa che un programma elettorale dovrà
indicare in maniera più dettagliata.
La fiducia e la speranza, infatti, non possono costituire il
risultato di un'azione specifica costruita a tal fine. Saranno,
piuttosto, il risultato di un sistema di governo, di una pluralità
di azioni che modifichino in maniera significativa la stantia
acquiescenza allo status quo. Quando migliorerà lo standard
dei servizi, crescerà la qualità della vita, miglioreranno
le condizioni economiche delle famiglie, quando l'egoismo lascerà
il posto alla solidarietà, quando gli anziani, i portatori
di handicap non dovranno imprecare tutte le volte che è
loro proibito il passo nei marciapiedi delle città, quando
non si avrà più timore di respirare a pieni polmoni,
quando i bambini avranno spazi verdi ed asili, quando i malati
non dovranno attendere mesi per una diagnosi o una terapia,
quando tutti potranno abitare sotto un tetto almeno decente,
quando i bisognosi potranno ricevere con dignità l'assistenza
che è loro dovuta, quando lo sfruttamento del lavoro
nero sarà abolito
Quando tutte queste e tante altre cose saranno realizzate, allora
i cittadini e le cittadine potranno riprendere a sperare nel
futuro, potranno riacquistare fiducia nelle istituzioni e potranno
anche rendersi conto che gli altri abitanti non sono estranei
che ostacolano la fruizione degli spazi e dei servizi che vorremmo
utilizzare (i parcheggi, i posti letto, i posti a sedere nel
pullman, il piccolo tratto di arenile ancora di quarzo, la carreggiata
libera ), ma persone che concorrono con noi al benessere
comune.
Il perseguimento di tale fondamentale obiettivo, tuttavia, non
può essere affidato ad una mera sequenza di opere ed
interventi che modifichino, migliorandola, la qualità
della vita e dei servizi. Occorre anche un intervento educativo,
ideologico, che volta per volta accompagni o motivi le scelte
concrete. Le azioni che concorrono al raggiungimento del bene
comune, infatti, non comportano necessariamente migliorie immediatamente
percepibili. Anche le azioni positive ed indispensabili per
una migliore qualità della vita, come la raccolta e lo
smaltimento differenziato dei rifiuti domestici o la chiusura
al traffico di una strada, comportano disagi immediati. Se non
opportunamente spiegate, esse potrebbero dunque essere percepite
solo in termini di tale disagio.
La crescita della città, in definitiva, deriva da un
equilibrio tra realizzazione materiali e crescita di una coscienza
civica che si influenzano a vicenda, posto che la coscienza
dei bisogni e la consapevolezza delle utilità complessive
e future agevola a sua volta la realizzazione dei programmi.
In questo contesto, preferisco indicare le linee del futuro
documento programmatico della città non sotto il versante
delle opere, ma sotto quello della categoria concettuale che
le ispira, ovverosia del valore etico che sono chiamate a soddisfare.
Le opere, infatti, devono rispondere ad un bisogno dei cittadini
e delle cittadine e risultano utili o necessarie in quanto siano
dotate di un preciso scopo.
I principali valori di riferimento sono: l'identità,
la legalità, l'operosità, il lavoro, il rispetto,
la trasparenza, la premura, l'ospitalità, la pace, il
diritto alla casa ed all'ambiente di vita, la solidarietà,
la partecipazione. L'identità
La consapevolezza di una identità collettiva costituisce
il punto di partenza per la costruzione di un progetto di largo
respiro. Il fatto che gruppi di persone vivano all'interno di
un medesimo ambiente fisico ed organizzativo non è qualcosa
di indifferente, posto che la qualità dei legami interpersonali
contribuisce a determinare il successo dei percorsi di evoluzione
e di arricchimento (economico e culturale) della comunità
di riferimento. La città, Cagliari, è luogo dove
convivono due anime: quella storica e culturale delle popolazioni
che da sempre l'hanno abitata, e che abitandola l'hanno disegnata
morfologicamente e culturalmente, costruendo la tradizione.
Accanto a questa sta l'anima dei nuovi arrivati, prima dai paesi
dell'isola, poi dai paesi del mondo, nuovi arrivati che, a loro
volta, hanno portato con sé i segni della propria cultura.
Queste due anime, tuttavia, non sono antitetiche. La riscoperta
e la valorizzazione del patrimonio tradizionale della città,
della sua lingua, della sua storia, della sua cultura, dei suoi
toponimi, con il loro vero nome e non con la storpiatura fattane
dalle ultime amministrazioni (una "via delle panettiere",
come si pretende, non è mai esistita; semmai è
esistita e dovrebbe portarne ancora il nome una "arruga
de is panetteras" ) non costituisce un segno di ostilità
nei confronti dei nuovi arrivati: le culture dei nuovi arrivati,
per altro verso, non intendono certo mettere in discussione
i tratti peculiari della cagliaritaneità. Questi ultimi,
in realtà, dovranno essere considerati per ciò
che sono, i nuovi cagliaritani e le nuove cagliaritane. Apprenderanno
con piacere la nostra storia, il nostro umorismo, la nostra
cadenza e le faranno proprie. E noi, cioè chi si considera
"cagliaritano doc" o è ben incamminato nel
percorso per diventarlo, non perderà il suo spirito originario,
potrà anzi esaltarlo, se saprà attingere alla
ricchezza culturale che i nuovi arrivati ci offrono.
Cagliari dovrà divenire il crogiolo di questa straordinaria
ricchezza che si innesta nella sua tradizione.
Dal punto di vista programmatico ciò significa il mantenimento
e la restituzione dei segni esteriori della propria tradizione
(l'Amministrazione stessa dovrà recuperare l'orgoglio
di tali segni e così presentarsi al mondo), la restituzione
dei toponimi, la valorizzazione della storia, la collaborazione
con la scuola per favorire l'insegnamento della storia, della
cultura e della lingua della città, ed allo stesso tempo
la valorizzazione delle culture altre che si sono innestate
nella città, facendo anch'esse oggetto di insegnamento
nella scuola e materia per le manifestazioni culturali di ogni
tipo.
Ma il valore che deriva da questa concezione dialettica della
identità, non si limita alla materia culturale. Essa
riguarda altri settori, materiali od immateriali, della organizzazione
cittadina, a partire dalle scelte relative agli insediamenti
abitativi, che dovranno scongiurare sia i tradizionali fenomeni
di ghettizzazione per censo, sia le nuove e non meno preoccupanti
ghettizzazioni per provenienza geografica che tendono a confinare
i nuovi arrivati in aree circoscritte e parzialmente chiuse.
La legalità
Oggi si avverte sempre di più una progressiva estromissione
degli organi istituzionali della città dalle decisioni:
molte delle scelte strategiche per la città non sono
prese dal Consiglio comunale, e le procedure di consultazione
talvolta sono addirittura vilipese, quando, per esempio, gli
attuali Consigli di Circoscrizione non sono messi in condizioni
di funzionare.
Inoltre, piccole e grandi forme di abusivismo o di malcostume
quotidiano non solo sono tollerate, ma qualche volta addirittura
ostentate e incoraggiate: i cittadini e le cittadine non sempre
si rendono conto che l'acquiescenza a piccoli abusi non è
altro che la lusinga mediante la quale vengono poi perpetrati
abusi sempre più grandi che favoriscono pochi a discapito
dell'interesse collettivo.
E' dunque indispensabile favorire una cultura della legalità,
che scaturisca dalle istituzioni e dai cittadini. La "legalità"
dovrà essere in primo luogo un segno distintivo dell'amministrazione,
dei suoi funzionari, dei suoi impiegati, e dovrà essere
oggetto di una grande campagna di sensibilizzazione, orientata
soprattutto a sottolineare che i comportamenti illegali e l'abusivismo
sono diretti non solo contro l'amministrazione, ma soprattutto
contro l'intera collettività. Poiché legalità
significa uguaglianza di condizioni, armonia nelle relazioni
sociali che, altrimenti, sarebbero compromesse, mantenendo così
l'attuale sistema nel quale i forti ed i potenti piegano al
loro interesse le scelte fondamentali della città.
Nel campo della legalità rientra anche l'impegno al rispetto
della normativa, nazionale e comunitaria, che in diversi ambiti
è dettata dai rispettivi legislatori, sopratutto in materia
di ambiente, di raccolta differenziata dei rifiuti, di politica
energetica, di standard dei servizi, e che ha visto sinora l'Amministrazione
comunale segnalarsi per ritardi e gravi omissioni. Il rispetto
di tali normative, a partire dalla istituzione degli organismi
e delle figure previste dai relativi standards, dovrà
essere garantito come impegno prioritario sia come espressione
di pratica di "legalità" da parte di un'Amministrazione
che intende educare alla legalità, sia come segno indispensabile
di progresso che potrà riportare la Città al posto
che le compete nella graduatoria tra le Amministrazioni virtuose.
Tra i segni più elevati di legalità vi è
il riconoscimento della parità, particolarmente tra i
generi. Esso non è un principio da ostentare ma un obbiettivo
da raggiungere con intensità di azioni e pluralità
di mezzi educativi e materiali. L'operosità
Si è diffusa, negli ultimi decenni, l'idea che Cagliari
sia soprattutto una città commerciale; solo più
recentemente si è scoperta una "vocazione"
turistica, che ha progressivamente soppiantato, nell'immaginario
cagliaritano, la considerazione di Cagliari quale città
variamente produttiva; tuttavia ritengo che il territorio, quantunque
limitato, consenta di progettare per la città un sistema
di attività articolato in una pluralità di settori
economici con la valorizzazione, accanto alle attività
commerciali e turistiche, anche della produzione industriale
e artigianale.
L'attività produttiva è attività di creazione,
è uno dei cuori pulsanti della collettività. Una
città che produce è una città che cresce
diffondendo all'esterno le proprie capacità creative,
nel confronto con le altre realtà economiche.
Le potenzialità vanno ricercate, quindi, sia nella tradizione,
sia nelle nuove tecniche. Cagliari ha il mare, che costituisce
una occasione, mai sfruttata appieno, di attività industriale
e, in parte, di trasformazione, oltre che di turismo. Cagliari
ha le saline, il cui recupero in senso naturalistico potrebbe
consentire una, almeno parziale, attività produttiva.
Nell'ultimo mezzo secolo troppi artigiani ed artigiane hanno
smesso di produrre, di "creare", trasformandosi in
commercianti. Ma la creazione possiede potenzialità in
più che oggi è indispensabile recuperare, integrando
nel tessuto cittadino sia le attività artigianali tradizionali,
nel settore della produzione dei beni voluttuari e alimentari,
sia i settori innovativi dei servizi e di quella che viene chiamata
Nuova Economia. Tutto ciò la significa anche valorizzare
i costumi, le tradizioni culturali nostre, evitando così
di disperdere un patrimonio di tutti.
La Nuova Economia è, allo stesso tempo, una opportunità
ma anche un pericolo per la grande facilità con cui oggi
molte nuove attività, diffondendosi rapidamente nel tessuto
urbano, riescono a cancellare, in un batter d'ali, attività
prima profondamente radicate nel territorio, trasferendole in
un attimo in altre regioni d'Italia o del mondo, per essere
poi a loro volta altrettanto rapidamente cancellate o trasferite.
Proprio per questo, nei prossimi anni potremmo trovarci di fronte
ad una competizione aspra, quasi selvaggia, che vedrà
prevalere l'arido calcolo economico, fino a soffocare le aspettative
della comunità, ponendo continuamente a repentaglio le
occasioni di lavoro e di sviluppo della nostra città,
come di quelle di tutto il mondo. Il lavoro
La crescita economica, sociale e culturale di una comunità
è affidata in primo luogo al lavoro che essa è
capace di produrre. L'attività lavorativa di ciascuno
è, infatti, finalizzata alla elevazione materiale e spirituale
di ogni cittadino, ma concorre anche al benessere comune, dispensando
evidenti benefici anche a coloro che sono impossibilitati al
lavoro. Perciò la comunità, a sua volta, deve
favorire, con ogni mezzo, la creazione di occasioni di lavoro
per tutti.
Viceversa, la mancanza di lavoro porta al degrado materiale
e spirituale, non soltanto di chi è costretto alla disoccupazione,
ma anche delle micro-comunità, nelle quali maggiormente
si avverte il disagio, e dell'intera comunità cittadina.
La disoccupazione giovanile, in particolare, favorisce fenomeni
di devianza, dalla microcriminalità alla tossicodipendenza,
anche se dobbiamo sottolineare che non ogni fenomeno di devianza
deve essere attribuito alla mancanza di lavoro ma, più
spesso, all'incapacità di proporre alle giovani generazioni
valori, progetti, per i quali valga la pena impegnarsi.
Della mancanza di lavoro, o dei frutti del lavoro (una dignitosa
pensione) degli anziani, si ragiona meno, per la dignità
ed il riserbo con i quali questa categoria nasconde le proprie
difficoltà. Ma, ogni volta che questa sofferenza trapela,
avvertiamo forti sensazioni di disagio.
Contro la disoccupazione e per un lavoro dignitoso occorre aprire
un vero e proprio fronte di lotta. Le conseguenze di ogni iniziativa
dell'Amministrazione dovranno essere sistematicamente valutate
al fine di scegliere quelle che, a parità di efficienza,
possano garantire la maggiore ricaduta occupazionale.
Accanto a ciò il Comune dovrà incrementare, con
modalità fortemente selettive, le occasioni di lavoro
per i soggetti che trovano maggiore difficoltà nell'inserimento
occupativo, anche mediante la concessione di incentivi all'assunzione
(pur considerando che questa non rappresenta la principale né
l'unica forma di intervento a favore dell'occupazione) e realizzando
efficaci politiche del lavoro.
Nei servizi direttamente gestiti dall'Amministrazione, oltrechè
garantire parità di condizioni e porre fine alle persistenti
sacche di clientelismo, si dovranno studiare forme di ripartizione
del lavoro, come il part-time, che favoriscano l'aumento di
occasioni di lavoro.
Risultati positivi, in tale direzione, dovranno attendersi da
un impegno del Comune a raccordarsi con i nuovi costituendi
Servizi per l'Impiego, al fine di adeguare l'offerta dei servizi
di orientamento, formazione ed avviamento, alle concrete esigenze
della città.
Ulteriori positivi risultati vanno ricercati nella collaborazione
che il Comune offrirà a vari organismi (Inps, Inail,
Prefettura, Università, etc) perché sia fatto
emergere, per quanto possibile, il lavoro nero, fenomeno che
non solamente priva di diritti economici soprattutto lavoratori
giovani, donne ed anziani, ma che, comprimendo la dignità
del lavoro, impedisce, soprattutto ai più giovani, di
riacquistare fiducia e speranza nel futuro. Il rispetto
Il programma dovrà indicare gli strumenti per far sì
che Cagliari diventi una "città aperta", dove
nessuno sia discriminato per le proprie scelte di vita, o privato
del diritto alla casa, al lavoro, al tempo libero, o dei fondamentali
diritti di cittadinanza per la propria fede religiosa, o l'orientamento
sessuale, o la razza, o la malattia. Nessuno dovrà temere
le diversità, che anzi dovranno essere rispettate e valorizzate
tutte le volte che, naturalmente, non siano in contrasto con
l'interesse comune.
La città dovrà essere aperta anche materialmente:
ciò significa che dovremo trasformarla in un luogo dove
tutti e tutte possano passare, salire, scendere, attraversare,
prendere un mezzo pubblico, telefonare, usare i servizi igienici.
"Tutti", nessuno escluso, a cominciare dagli anziani,
per arrivare ai cittadini privi della vista o dell'udito e ai
disabili.
E dove tutti abbiano la possibilità di esprimersi, nel
rispetto degli altri. Abbiano tale possibilità, ad esempio,
i giovani, che non sappiamo più chiamare per nome, che
ci sfuggono, ma che non sfuggono alla retorica di chi li mette,
sempre e con enfasi, in cima ai propri discorsi. Nessuno mi
ha mai sentito dire "largo ai giovani", semmai sono
solito dire: " i giovani si facciano largo con le loro
forze". Senza enfasi, pertanto, va osservato che il mondo
giovanile, in misura e con caratteristiche diverse, esprime
bisogni che restano insoddisfatti nella città: il bisogno
di spazi per l'aggregazione, di occasioni culturali, di formazione
e di informazione, di luoghi dove praticare lo sport. Sopratutto
esprime, anch'esso, quel bisogno di fiducia e di speranza al
quale vorremmo rispondere.
Il soddisfacimento di queste esigenze, talora, contrasta con
le aspettative di altre categorie che, non di rado, si sentono
molestate dai modi con cui, a volte, i giovani manifestano la
propria vitalità. Ma è proprio compito del programma
trovare la compatibilità tra eventuali diverse esigenze
e stili di vita. La trasparenza
Cagliari dovrà essere una città "aperta"
e "trasparente", anzitutto nell'amministrazione della
"cosa pubblica" Una città trasparente è,
di certo, più facilmente vivibile, più fruibile.
Trasparenti dovranno, quindi, essere i vari momenti e aspetti
della vita della città, non ultimo quello dei suoi prezzi.
Mi piacerebbe che Cagliari fosse la città del prezzo
netto, non per ordinanza, o non solo, ma per intima convinzione;
che fosse una città dove chiunque, soprattutto i turisti,
potesse conoscere il costo "vero" di qualunque bene
e servizio e dove per esempio i ristoratori praticassero un
prezzo finale che fosse la somma esatta dei costi elencati nel
menù, senza più orpelli, coperti o scoperti, "ive",
servizi; e dove qualunque servizio e noleggio chiedesse il prezzo
che il cliente dovrà pagare effettivamente. Anche questo
dovrà far parte dell'immagine di una città che
si propone al turismo con trasparenza. La premura
Il Comune non ha competenze in materia di assistenza sanitaria,
tuttavia la riforma del 1999 istituisce la Conferenza permanente
per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale,
di cui fa parte un sindaco in rappresentanza dei Comuni nei
quali la Asl opera.
Il Comune si deve far carico sino in fondo della assistenza
dei propri cittadini bisognosi, per qualunque tipo di disagio
comportamentale che derivi da malattia, fisica o psichica, assumendosi
il compito di programmare e controllare gli interventi con la
collaborazione dell'associazionismo appartenente al mondo del
volontariato e in possesso dei necessari requisiti.
Ciò dovrà esser fatto tenendo a mente che le categorie
bisognose di assistenza sono titolari di un fondamentale diritto
e non destinatarie di attività di benevolenza.
Della nostra premura dovranno essere destinatari anche i bambini.
Possiamo e dobbiamo aumentare i servizi di ogni tipo, destinati
all'infanzia, rivolgendo particolare cura all'alimentazione
distribuita negli asili e scuole primarie, orientandola al naturale
e al biologico, all'igiene e alla sicurezza. Delle esigenze
dei bambini e delle bambine si terrà conto nel progettare
"tutti" gli spazi della città e non soltanto
le nicchie loro riservate.
Il programma dovrà, inoltre, indicare gli strumenti per
favorire la nascita di associazioni per gli anziani, diffuse
nel territorio, per facilitarne la socializzazione, onde evitare
il forte rischio d'isolamento e di abbandono.
E infine una premura forte va riservata alle iniziative di recupero
e di reinserimento della devianza sociale. Il disagio giovanile,
a volte, si manifesta con fenomeni di disadattamento che possono
sfociare nell'uso di stupefacenti, nella criminalità,
piccola e grande, nella prostituzione. La comunità cittadina
deve per un verso controllare e vigilare non occasionalmente
sulla sicurezza della città, per un altro deve riservare
una particolare attenzione alle iniziative di recupero del disagio
nella fase iniziale, favorendo soprattutto la socializzazione
nelle case famiglia e in altri luoghi di aggregazione con forte
tensione prevenzionale ed educativa, considerando la socialità
e il lavoro tra i principali strumenti di positivo reinserimento
dei giovani. L'ospitalità
In un programma di governo si dovrà affrontare specificamente
il tema dei cittadini di diversa etnia che vivono ormai da diversi
anni all'interno del nostro tessuto urbano. L'intolleranza e
la paura dell'altro non hanno mai portato a soluzioni rispettose
dell'essere umano, né, pragmaticamente, alla risoluzione
dei problemi che pure il confronto con gruppi e nazionalità
di diversa cultura, diverse abitudini sociali e diversa religione,
indubbiamente pone.
Un capitolo a sé di questo tema riguarda l'attenzione
dovuta ai minori. Le esperienze già in atto in altre
importanti città italiane ci insegnano che una sempre
più attenta scolarizzazione (peraltro già in atto
con numerosi esempi di eccellenza nelle nostre scuole pubbliche),
attenta all'individuo e alla sua cultura di provenienza, resta
il miglior viatico per una positiva integrazione, rispettosa
della cultura d'origine, nella nostra collettività. La pace
La pace costituisce un irrinunciabile valore, individuale e
collettivo. La città deve far proprio questo valore diffondendone
la cultura in tutti i momenti della propria azione amministrativa,
a partire dagli interventi in ambito scolastico ed educativo,
ricordando che la cultura dell'accoglienza costituisce il primo
concreto esercizio di educazione alla pace e di investimento
per il futuro.
Ma l'impegno per la pace non si esaurisce all'interno dei confini
amministrativi della città. Esso dovrà espandersi
per far sì che Cagliari, come espressione della sua collettività,
possa portare un contributo alla costruzione della pace mondiale.
Il programma dovrà indicare in maniera articolata le
modalità di realizzazione di tale obbiettivo a partire
dalla inequivoca chiusura del suo territorio e del suo mare
ad ogni operazione militare, incluso il divieto di transito
e di attracco dei sommergibili nucleari al suo porto, ma dovrà
anche favorire la partecipazione dell'Amministrazione alla rete
delle città che, in tutto, si stanno dando un'organizzazione
e si collegano per contribuire, insieme, alla costruzione della
pace mondiale.
Il diritto alla casa ed all'ambiente di vita
La città, nelle sue strutture abitative e nei servizi,
si è modificata rispondendo non agli interessi dei suoi
abitanti ma a quelli della speculazione edilizia. Un partito,
quello dei palazzinari, ha impedito e tuttora impedisce per
un verso lo sviluppo di una autentica edilizia economica, privando
così migliaia di famiglie del diritto alla casa, per
altro ha invaso le aree destinate ad uso collettivo soffocando
i centri storici e meno storici riducendo la fruibilità
stessa della città da parte dei suoi cittadini e cittadine.
La revisione sostanziale del Puc secondo le linee guida qui
esposte, rovesciandone l'ideologia che lo sostiene, costituisce
uno dei principi cardine di questo programma. E' indispensabile
sconfiggere quei poteri forti, capaci di infiltrarsi nei gangli
vitali della città, a partire dall'informazione e dalla
stessa amministrazione comunale, per poter riproporre alla città
una vera politica della casa.
Una politica, non solo comunale, asservita ad interessi che
non coincidevano sempre con quelli della collettività
dei cittadini, ha consentito e favorito, negli ultimi anni,
un trasferimento della vita comunitaria nel circondario della
città, fuori dalle sue mura.
Il proliferare incontrollato di mega centri commerciali ha impoverito
Cagliari in tutti i sensi. Ha indebolito, tramortito, spesso
soffocato numerose attività economiche quali il settore
dei servizi, il piccolo commercio e l'attività artigianale
che prima si svolgevano all'interno della città. Perciò
lo scenario urbano si è profondamente modificato: la
città si è svuotata ed i centri commerciali sono
diventati i nuovi luoghi del passeggio in sostituzione di quelli
tipici e tradizionali del sistema urbano e non solo si è
aggravata la desolazione di alcune periferie, già in
stato di evidente degrado, ma si é accelerato il decadimento
anche dei centri storici della città.
La città è stata abbellita, almeno in parte, con
la stagione dei giardinetti, ma questo processo ha riguardato
prevalentemente il lato estetico e non la realizzazione di strutture
di socialità, o di sostanziali modifiche urbanistiche
che facilitassero la vita dei cittadini.
Dobbiamo, quindi, riportare i cagliaritani dentro le mura cittadine,
a vivere nei centri della città. Ma non è sufficiente
affermare che non si devono più concedere licenze commerciali
per gli ipermercati: si chiude la stalla quando i buoi sono
già scappati!
D'altra parte, non potendo stabilire per decreto il ritorno
dei cittadini all'interno della città, rimane praticabile
una sola strada: quella che porta dritta e piana verso i vari
centri della città trasformati in luoghi attraenti, perché
dotati di agibilità e dei servizi necessari, di strade
libere dal traffico dove convivano negozianti ed ambulanti,
bancarelle e saltimbanchi, dove faccia qua e là capolino
un po' di verde, il più possibile libero da aiuole e
muretti, in piccoli parchi sterrati, ma illuminati: illuminati
come tutta la città, oggi irrazionalmente divisa in chiaroscuro
tra zone illuminate a giorno (qualche "volta" inutilmente)
e zone di deprimente oscurità.
Attorno a questo progetto ruota uno degli snodi fondamentali
per il futuro di Cagliari, perché le scelte che la città
dovrà operare richiedono la solidarietà di quelli
che dovranno rinunciare a qualche comodità personale
in vista dell'interesse collettivo. Ma ne varrà la pena
se alcuni dei centri della città saranno pedonalizzati
ed attrezzati, in modo da diventare luogo privilegiato per gli
acquisti, per i giochi dei bambini, per il tempo libero.
Il progetto di trasformazione dei vari centri di Cagliari richiede
un radicale intervento di rinnovamento del traffico ed in particolare
dei parcheggi.
In sintonia con l'introduzione dei centri pedonalizzati, occorrerà,
prima di tutto, potenziare il trasporto pubblico: il che renderà
necessario, da un lato, l'ampliamento delle corsie riservate
ai mezzi pubblici e, dall'altro, la realizzazione di una metropolitana
di superficie. Il tram, lungi dall'essere solo il nostalgico
ricordo di estati tra i casotti del Poetto, diventerà
lo strumento principale per rispondere alle sempre più
pressanti esigenze del trasporto urbano, così come oggi
si verifica in tutte le grandi città.
Il sistema di movimentazione e di trasferimento delle persone
da un capo all'altro della città dovrà essere
leggero e di superficie. Cagliari, allo stato attuale, infatti,
non si può permettere tunnel sotterranei nelle sue zone
nevralgiche; ciò significa che, al momento, non sussistono
le condizioni per realizzare un tunnel sotto la via Roma per
la metropolitana, e che la metropolitana leggera non ha motivo
di correre sotto terra; la città non può permettersi
di vedere devastata la sua "vetrina" per tempi neppure
prevedibili.
D'altra parte la risposta al problema del traffico non sono
neppure soltanto le piste ciclabili, anche se molti le vogliono:
sarebbero un inutile e propagandistico orpello se fossero disegnate
fuori da un piano di trasformazione radicale del sistema del
traffico; tutt'al più sarebbe plausibile una loro sistemazione
in concomitanza con quella delle corsie per il trasporto pubblico.
Un piano di sistemazione del traffico, naturalmente, prevede
il potenziamento non solo dei bus-navetta, ma anche di mezzi
alternativi a basso impatto ambientale (biciclette, auto elettriche),
destinati a collegare il centro di Cagliari con i parcheggi
(neppure tanto periferici) che la città già possiede
e che costituirebbero le stazioni di arrivo alla città
dalla periferia.
La trasformazione dei centri storici impone di rimetter mano
alle scelte urbanistiche del passato, e di ripensare soprattutto
ai marciapiedi quali luogo di transito e d'accesso alla città
e ai suoi servizi. Se il grado di civiltà di una città
si misura dall'agibilità dei suoi marciapiedi, come ama
dire il prof. Romagnino, è evidente che Cagliari, sotto
questo profilo, è stata trascurata e che viverci è
difficile, non solamente per i disabili, ma per chiunque.
Dobbiamo pertanto immaginare una città nella quale sia
agevole camminare a piedi: agevole per tutti, per anziani, per
disabili, per bambini; agevole sia per l'assenza di ostacoli
materiali, sia per l'assenza di rischi.
Il programma dovrà evidenziare, con maggior dettaglio,
i principali aspetti di una "ricostruzione" urbanistica
della città. Tuttavia, occorre quantomeno anticipare
l'impegno prioritario, per il rispetto che dobbiamo alla nostra
città ed alla sua storia, per impedire che l'area archeologica
di Tuvixeddu sia martoriata da una strada che le passi sopra
o sotto. La conservazione dei siti archeologici di rilevante
importanza non può essere costituita da nicchie inserite
in un tessuto estraneo, quasi fossero pietre scolpite lungo
una via di traffico, ma deve essere valorizzata nel suo ambiente
originario. Altrettanto dovrà dirsi per quanto riguarda
il recupero dell'arenile del Poetto dal profondo sfregio inflittogli,
per responsabilità dell'uomo, nel recente passato.
Su queste materie, come sull'impellente necessità di
scoperchiare l'Anfiteatro dalla cappa di legno che lo riveste,
il futuro programma non dovrà contenere alcuna ambiguità.
La solidarietà
Nel mondo globalizzato che si affaccia al terzo millennio nessuno
si salva da solo.
Cagliari è solo il primo nucleo di coesione e di solidarietà
che si esprime con il recupero di identità, di cui si
è detto, e che riconosce al suo interno altre comunità
istituzionali quali le circoscrizioni, ed altre comunità
e diversità, che ha l'ambizione di rappresentare all'interno
di una unità solidale.
Ma la città non può vivere senza il suo circondario.
La vita dei cagliaritani può essere ed è influenzata
dalle decisioni assunte da entità amministrative diverse
dal Comune di Cagliari, a cominciare da quelle dei comuni contigui
o da Enti quali la Provincia e la Regione. Del resto, la città
metropolitana di fatto esiste, indipendentemente dalla scelta
istituzionale. A noi spetta solo il compito di decidere se lasciare
che le relazioni tra gli abitanti, le imprese, il commercio,
la cultura, gli interessi dell'area metropolitana siano affidati
al caso, ad interventi estemporanei, alle decisioni di altri
che non siano i Comuni interessati, o se avviarci per un'altra
strada.
Attorno alla città di Cagliari ruota "naturalmente"
un'altra più ampia realtà sociale, culturale ed
economica, una città più estesa, la città
metropolitana. E' come un secondo cerchio concentrico con il
quale la città di Cagliari deve non soltanto dialogare,
ma anche istituire un patto di collaborazione per tutte le questioni
della vita di ogni giorno che interessano i cittadini dei rispettivi
comuni. Vi è necessità, pertanto, di istituzionalizzare
questi rapporti.
Se consideriamo la città come il primo cerchio, e la
città metropolitana come il secondo, si dovrà
poi prestare particolare attenzione alla relazione con quelle
città italiane e di tutto il mondo che hanno problemi
simili a quelli della città di Cagliari. Si dovrà
guardare, confrontarsi, collaborare, soprattutto con quelle
che hanno sperimentato ed ottenuto risultati positivi in materia
di sviluppo, di partecipazione e di qualità della vita.
Ciò rappresenta il terzo cerchio delle solidarietà. La partecipazione
Vi è un'altra emergenza molto seria, forse tra le più
gravi tra quelle di cui un progetto di rinascimento della città
deve tenere conto: "l'emergenza della partecipazione"
che scaturisce dal fatto che i cittadini e le cittadine partecipano
sempre di meno alla vita della comunità. Alcuni gruppi
manifestano un vero e proprio rifiuto e si ritraggono da ogni
iniziativa. Altri si rinchiudono nella difesa corporativa di
interessi settoriali ed intervengono nella vita pubblica esclusivamente
in vista del conseguimento di benefici per sé o per il
proprio gruppo.
Questo deficit di partecipazione favorisce la perdita dei valori
della solidarietà, del confronto democratico, della fiducia,
e alimenta la rassegnazione e l'individualismo.
E quando i cittadini abbandonano il campo, quando non controllano
più le scelte degli amministratori, quando non manifestano
più volontà di rivendicare i propri diritti, i
gruppi di potere prendono il sopravvento, le lobbies degli affari
prosperano, le risorse di questa città nostra creano
appetiti e, facilmente, gli stessi amministratori diventano
semplici rappresentanti di interessi estranei al bene comune
della collettività.
Per questo, sulla partecipazione devono essere investite le
migliori risorse che sapremo produrre. Cagliari dovrà
aprirsi alle forme di democrazia partecipativa, praticarne il
sistema di predisposizione del bilancio, sia raccogliendo le
prime consolidate esperienze già condotte in altre città
dell'Italia e del mondo, sia avviando forme sperimentali di
partecipazione che vadano oltre la mera consultazione e che
implichino forme di decisione o di codecisione articolate a
seconda delle entità territoriali e delle materie trattate.
Alla luce di tale prospettiva, il programma dovrà ripensare
a fondo il sistema del decentramento comunale. Le circoscrizioni
sono disegnate in maniera non del tutto corrispondente alle
realtà che contengono ed i loro poteri progettuali ed
esecutivi non solo sono insufficienti, ma quel poco che i regolamenti
consentono non è neppure rispettato. La riduzione del
loro numero ha costituito una violenza rispetto alla cultura
ed alla storia che i quartieri, vecchi e nuovi, esprimono. I
quartieri non sono particelle territoriali disegnate secondo
il numero degli abitanti o l'estensione, ma il risultato di
processi anche culturali, più o meno lunghi, di coabitazioni,
di relazioni di vicinato, di condivisione di problemi e, non
di rado, di sentimenti di appartenenza.
Quindi, le circoscrizioni devono essere urgentemente ridisegnate,
perché possano riavvicinarsi ad una articolazione più
naturale. Per favorire un loro rapido sviluppo, occorre dotarle
di maggiori poteri ispirati al sistema della democrazia partecipativa,
sino alla attivazione di procedimenti democratici che includono
la consultazione popolare o il referendum di circoscrizione,
occorre inoltre riconoscere la loro autonomia decisionale su
alcune materie concernenti la gestione del proprio territorio
e la destinazione di risorse.
All'interno di queste nuove circoscrizioni, ovviamente, dovranno
essere stabilite le sedi dei servizi decentrati del comune,
come le relazioni con il pubblico, l'acquedotto, l'ufficio tecnico,
perchè i poteri di queste vitali porzioni di città
siano effettivi ed i quartieri vecchi e nuovi possano pulsare.
In definitiva, la possibilità di miglioramento della
qualità della vita, dei servizi e di quant'altro necessiti
ad una comunità sub-comunale deve passare soprattutto
attraverso l'affidamento di maggiori poteri reali alla comunità
stessa che li gestisce attraverso i suoi organismi democratici
e la partecipazione popolare. Conclusioni
La possibilità di dar corpo i valori di riferimento tracciati
in queste linee guida, con le conseguenti realizzazioni materiali
ed immateriali che essi suppongono, richiede una radicale trasformazione
dell'amministrazione comunale a partire dalle strutture consiliari.
Gli amministratori dovranno possedere gli strumenti per governare,
ma i benefici ingiustificati ed immotivati sono giustamente
percepiti dai cittadini come ingiustizia. La trasparenza, la
semplificazione, l'eliminazione degli sprechi, la possibilità
di controllo da parte dei cittadini e delle cittadine, anche
con gli strumenti di democrazia partecipativa, costituiscono
alcuni tra gli obbiettivi fondamentali di riforma che, tuttavia,
nessun programma potrà garantire se non riusciremmo a
mettere in moto una forte cultura della legalità e di
servizio in tutti quanti, a partire dagli eletti, gestiscono
la cosa pubblica della città di Cagliari.
Tutto ciò per migliorare la qualità della vita,
il senso della appartenenza alla comunità, per dare nuova
speranza ai cittadini di ieri e a quelli di domani, per essere
portatori di solidarietà e di pace nel mondo. Alla luce
della fondamentale virtù senza la quale neppure la speranza
può prosperare: la giustizia.
Gianni Loy
In
vista delle elezioni amministrative di primavera 2006 questa
pagina viene dedicata agli interventi di segretari di partito,
responsabili di movimenti politici e a tutti coloro che intendono
intervenire in maniera costruttiva al dibattito politico