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Mostra Biennale del Coltello Sardo
Arresojas

E' ospitata nell'antico palazzo direzionale delle Miniere di Montevecchio dal 27 luglio al 4 agosto 2002

Guspini 22.07.2002
Promossa per la prima volta nel 1994 dal Comune di Guspini e dalla Pro Loco di Guspini, allo scopo di riscoprire e promuovere un patrimonio che rischiava di scomparire, quello legato alla cultura e alla storia delle lame sarde, la mostra Arresojas è diventata oggi un appuntamento atteso e importante per la cultura e l'economia dell'isola.
Suo obiettivo culturale è quello di raccontare l'antichissimo percorso storico delle lame sarde, dal neolitico antico alla dominazione punica e romana, dal medioevo alla rivoluzione industriale, proponendo interessanti parallelismi con culture vicine (Francia, Germania, Inghilterra e alcune regioni italiane) o lontane (Giappone, Africa).
Ovunque, ai primordi della storia, quando l'uomo preistorico si trasforma in Homo Sapiens e comincia a inventare e a produrre oggetti utili alla sua sopravvivenza, compaiono i primi utensili. La storia dei popoli è anche la storia dei suoi utensili, oggetti elementari ma carichi di certezze la cui evoluzione svela il progredire della civiltà.
Uno dei primi utensili dell'uomo fu certamente il coltello.
Serviva per cacciare, per scuoiare animali, per costruire oggetti per la casa e per difendersi.
La mostra Arresojas si terrà nell'antico palazzo direzionale delle Miniere di Montevecchio e la scelta non è casuale.
A Montevecchio c'era un ricchissimo giacimento minerario, conosciuto sin dai tempi della civiltà nuragica, a cui attinsero tutti i popoli che via via occuparono l'isola.
La miniera conobbe la sua stagione d'oro nel XX secolo e non solo per la quantità di minerale estratto ma anche per la bellezza del suo ambiente naturale, per l'eleganza delle sue strutture architettoniche tanto da essere promossa dall'UNESCO a "Patrimonio culturale dell'umanità", insieme ad altri sette siti che tutti insieme costituiscono il Parco geominerario della Sardegna. La mostra verrà inaugurata il 27 luglio 2002 e rimarrà aperta fino al 4 agosto.
Può essere visitata dal lunedì al venerdì, solo il pomeriggio, dalle ore 16.00 alle ore 21.00; sabato e domenica alla mattina dalle ore 09.00 alle 13.00 e al pomeriggio dalle 16.00 alle 21.00.
La penultima edizione, quella del 2000, ha visto la presenza di 70 espositori, 4.000 prodotti, 10.000 visitatori venuti da tutta l'isola.
Insieme alla mostra sarà possibile visitare i centri minerari, l'antico villaggio, musei e splendide vestigia lungo una strada che dalla montagna digrada fino al mare, alle dune di Piscinas dove il paesaggio è ancora magico come lo era secoli fa.
Per informazioni: Comune di Guspini - Pro Loco di Guspini - 070972537 - 070970384 - 3355797943 - 3383316533.



Dall'ossidiana fino ai nostri giorni
Il percorso della mostra

Montevecchio un'importante miniera

Sopra: Coltello pattadese
Sotto: Guspinese di recentissima realizzazione in acciaio 420 con manico in corno di bufalo


Guspini 22.07.2002
1. MOSTRA MERCATO DEL COLTELLO SARDO
Oltre 70 coltellinai provenienti da tutta la Sardegna esporranno i loro manufatti, rigorosamente artigianali e realizzati in Sardegna.

2. LE COLLEZIONI PRIVATE
Verranno esposte alcune tra le più importanti collezioni private di coltelli di origine sarda o tematici.

3. MONTE VECCHIO MINIERE E METALLI
Montevecchio è stata fin dalla notte dei tempi un'importante miniera, che ha attirato potenze straniere e avventurieri, per il suo sfruttamento. In questo territorio i segreti e le tecniche sulla lavorazione dei metalli si sono sedimentate di generazione in generazione e ancora oggi persistono attraverso la lavorazione dei coltelli.

4. IL COLTELLO IN SARDEGNA
Partendo dal Paleolitico, si ripercorrerà la storia del coltello in Sardegna, dall'ossidiana fino ai nostri giorni. Frutto di un'accurata ricerca, la mostra spiega il perché questo utensile è diventato in Sardegna un oggetto identitario.

5. IL COLTELLO NELLA LETTERATURA SARDA
Verranno riproposti brani significativi delle opere letterarie degli scrittori sardi, Grazia Deledda, Giuseppe Dessi, Sergio Atzeni e altri, che parlano del coltello sardo. I testi sono inseriti in un contesto iconografico della Sardegna con immagini di importanti fotografi.

6. L'ITALIA DEI COLTELLI
L'Italia è una nazione ricca di produzioni e tipologie di coltelli. Non vi è regione che non abbia i suoi coltelli tipici. La mostra propone una rappresentativa approfondita dei coltelli regionali,
soffermandosi, in particolare, nelle realtà produttive di Maniago (Friuli), Premana (Lombardia), Scarperia (Toscana), Frosolone (Molise) e Sardegna.

7. GLI STILISTI DEL COLTELLO
Una mostra particolare verrà dedicata a una selezione di IO coltellinai tra i più bravi e famosi d'Italia. Una rappresentativa significativa che dimostrerà l'elevata qualità e creatività del coltello made in Italy.

8. IL COLTELLO IN EUROPA
Uno sguardo alla coltelleria europea, un po' di storia, le tipologie e i centri produttivi più importanti della Spagna, Francia, Germania e Inghilterra.

9. IL GIAPPONE, LA VIA DELLA SPADA
Una mostra verrà dedicata all'antichissima tradizione sulle lame e spade giapponesi. La cultura e le tecniche costruttive di questa lontana realtà, attraverso l'esposizione di manufatti e suggestivi pannelli.

10. L'AFRICA TRA LAME E CULTURA
Il continente africano offre un panorama vastissimo di lame, utensili, armi che si sono mantenute intatte fino a oggi, sia nelle tecniche che nei significati rituali e antropologici.

11. I GRANDI MAESTRI DEL COLTELLO
Dodici tra i più grandi maestri del coltello del mondo, in una mostra dove potranno essere ammirati oggetti di grande livello qualitativo, accompagnati da una scheda - pannello su questi artisti. Verranno esposti Francesco Pachi, Antonio Fogarizzu, Ron Lake, Des Horn, James A. Schimidt, Steve R. Johnson, Ditmar F. Kressler, Warrer Osborne, Steve Schwarzer, Charles Bennica, Bob Loveless, Michaeì Walker.

12. LE SPADE DEI SANTI NELLA PITTURA IN SARDEGNA
Un'interessante mostra e conferenza verrà dedicata al significato della spada nella simbologia religiosa. In particolare verranno presi in considerazione i Santi guerrieri o armati San Paolo, San Michele, San Martino, Santa Caterina d'Alessandria e Santa Barbara, rappresentati in splendidi retabli del 1500- 1700, realizzati da artisti sardi.

13. SUL FILO DEL RASOIO
Una particolare mostra illustrerà la storia di questo importante oggetto che nel corso del tempo ha subito profonde trasformazioni.

14. METALLA
1^ rassegna del damasco e del ferro battuto.
Verrà allestito un work shop sulla forgiatura dell'acciaio damasco. Una particolare lavorazione attraverso una speciale tecnica che consiste nella battitura e assemblaggio, di più strati d'acciaio, a diverso tenore di carbonio.
Alla forgia si esibiranno due maestri di livello internazionale: il corso Alexandre Musso e il francese Charles Bennica.
Un'altra sezione vedrà artigiani sardi del ferro battuto che, oltre a esibirsi nelle lavorazioni, esporranno i loro manufatti artistici.

15. BIBLIOTECA INTERNAZIONE DEL COLTELLO
I visitatori avranno a disposizione una biblioteca con centinaia di volumi e riviste di tutto il mondo.

16. IL COLTELLO SU INTERNET
Verrà allestita una postazione dove si potrà navigare tra centinaia di siti sul coltello di tutto il mondo.

17. LE MATERIE PRIME E LE ATTREZZATURE
Le più importanti ditte fornitrici per coltellerie allestiranno i loro stand per la vendita di tutti i prodotti e le attrezzature per la produzione del coltello.




La sua storia è storia d'arte, di cultura e di lavoro
Sardegna: terra di metalli e di coltelli

È con l'attività estrattiva iniziata in periodo nuragico, che la produzione raggiunge alti livelli di ricercatezza, come documentano i bronzetti di capi e guerrieri rappresentati spesso con il pugnale a tracolla sul petto


Bronzetto raffigurante un capotribù con il pugnale ad elsa gammata a tracolla sul petto


Guspini 22.07.2002
Dalle prime lame in osso e selce sbozzati, attraverso la lavorazione successiva della più dura ossidiana locale, fino alle raffinate "opere uniche" dei moderni artigiani, la storia del coltello e storia d'arte, di cultura, di lavoro.
È con l'attività estrattiva iniziata in periodo nuragico, che la produzione raggiunge alti livelli di ricercatezza, come documentano i bronzetti di capi e guerrieri rappresentati spesso con il pugnale a tracolla sul petto.
Fenici, Punici, Romani e Pisani intensificano l'attività mineraria, ma è con l'arrivo dei Templari, tra il 1130 e il 1138, che in Sardegna si approfondisce e si diffonde la conoscenza dell'arte di forgiare le lame che questi Cavalieri avevano avuto modo di acquisire in medio Oriente durante le crociate.
Fino alla fine dell'Ottocento l'arma più diffusa in Sardegna è la leppa, un sorta di sciabola senza guardia con lama ricurva, spesso decorata e incisa, e manico di corno o legno a volte ricoperto da una lamina d'ottone decorata a bulino.
Pur in assenza di documenti che attestino l'inizio della produzione di coltelli a serramanico nell'isola, la loro presenza è certa a partire dal XVII secolo, dopo che le normative emesse dai governi spagnolo e piemontese impongono pesanti sanzioni per la produzione e l'uso del coltello a lama fissa.
Tra l'ottocento e il novecento questo coltello si diffonde rapidamente tra tutte le categorie sociali. In particolare pastori, contadini e minatori, come strumento indispensabile per le esigenze quotidiane.
Se in questo periodo, come si ricava da varie fonti, la diffusione dei centri di produzione è praticamente regionale, in alcuni comuni l'attività fabbrile assume particolare importanza. Arbus, Arzana, Desulo, Dorgali, Gavoi, Gonnosfanadiga, Guspini, Nurri, Pattada, Santulussurgiu, Seui e Tempio Pausania, diventano i centri dove si concentra la cultura materiale della forgiatura delle lame, con una produzione che spazia dalle falci ai coltelli.
In alcuni di questi paesi, per la bravura degli artigiani e lo stimolo dovuto alla forte domanda, si affermano alcune tipologie di coltelli capaci di diventare ben presto un "tradizione". Il coltello Arburese, detto anche Gonnese o a foggia antica, ha lama panciuta, manico ricurvo in un unico pezzo con due fascette metalliche alle estremità. È usato soprattutto dai pastori per la scuoiatura.
Il coltello Pattadese, con lama a forma slanciata ed elegante, dalla punta particolarmente accentuata, è oggetto d'uso comune tra i pastori della Barbagia.
Il coltello Guspinese, con una foggia un po' panciuta, perfetto per un uso polifunzionale di punta e taglio. Esiste un modello di Guspinese senza punta, introdotto a seguito delle restrizioni del decreto Giolitti del 1908, che si afferma come coltello dei minatori.
Nei primi decenni del Novecento, l'intero comparto attraversa una crisi particolarmente marcata: alle già citate leggi restrittive si aggiunge infatti l'immissione sul mercato isolano, a prezzi decisamente inferiori, di coltelli di tipo sardo prodotti industrialmente in altri centri della penisola.
Il declino, lento e costante, continua anche dopo gli anni Trenta: solo alcune realtà territoriali resistono senza che, peraltro, venga introdotto alcun elemento di innovazione tecnologica. Ma il coltello sardo e soprattutto il modello pattadese prodotto su larga scala dalle industrie continentali, si afferma ben presto in tutto il mondo.
Il boom del turismo, l'emergere del collezionismo, la rivalutazione dell'artigianato tipico come elemento d'identificazione etnica e soprattutto la crescita qualitativa dei coltellinai sardi, permette oggi l'affermazione e il rilancio del coltello sardo a livello internazionale.
Oggi, il comparto, secondo un'indagine condotta tra il 1999 e il 2000, appare costituito da 22 produttori regolarmente registrati e da svariate decine di hobbisti. Prendendo in considerazione solo le imprese iscritte alla Camera di Commercio, i comuni in cui maggiore è la concentrazione delle imprese sono, in primo luogo, Pattada, con il 41% di produttori e, in secondo luogo, Arbus, Guspini e Santulussurgiu, tutti con il 9% di presenze. Di queste 19 sono ditte individuali e solo 3, tutte localizzate a Pattada, società in nome collettivo. L'insieme di queste imprese occupa 38 addetti, per una produzione pari a 969.389,60 Euro (1.877 milioni di lire) a cui si aggirano i 745.247,31 Euro (1.443 milioni di lire) delle ditte non ufficiali. Il valore complessivo del comparto si aggira così intorno a 1.704.307,77 Euro (3,3 miliardi di lire) annui.

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