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Iscandula pubblica “Unu de Danimarca benit a carculai”
Un libro e due Cd sul mondo poetico di Ortacesus nelle registrazioni e negli studi di Andreas Fridolin Weis Bentzon tra il 1957 e il 1962


Sabato 9 dicembre 2006 appuntamento nel paese della Trexenta per salutare la pubblicazione


Ortacesus - Febbraio 1958
Da sin. Dionigi Burranca e i cantanti Angelo Pili e Giuseppe Lecca
Ph. Andreas F. W. Bentzon
Courtesy Museo Nazionale di Danimarca e Archivio Iscandula

Ortacesus 7.12.2006
Un’altra pagina della Sardegna di ieri torna alla luce grazie all’opera di Andreas Fridolin Weis Bentzon, l’antropologo danese - prematuramente scomparso nel 1971 - che tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta sbarcò a più riprese nell’isola dei Nuraghi per compiere i suoi studi e le sue ricerche sulla musica tradizionale del posto. Registrazioni, documenti e immagini sulle launeddas da lui raccolti sul campo all’epoca, costituiscono oggi una fonte indispensabile per conoscere il magico mondo dello strumento simbolo dell’etnofonia isolana, grazie anche all’attività di divulgazione portata avanti da tempo da Iscandula, l’associazione culturale cagliaritana guidata con passione da Dante Olianas: come la pubblicazione in italiano (nel 2002) di “Launeddas”, autentica “bibbia” per gli appassionati e studiosi del settore, frutto delle spedizioni di Bentzon in Sardegna; o come la produzione del film “Is Launeddas, la musica dei sardi”, realizzato dal regista Fiorenzo Serra con i materiali sonori e i filmati registrati dall’antropologo danese nel 1962 e ritrovati da Olianas a Copenaghen vent’anni più tardi.

Meno nota, invece, la ricerca che Bentzon tratteggiò, senza peraltro mai portare a compimento, sulla poesia popolare di uno dei paesi più interessanti per le sue ricerche musicali: Ortacesus, nel cuore della Trexenta, a una quarantina di chilometri da Cagliari. Insieme alle musiche di uno dei più grandi maestri di launeddas, quel Dionigi Burranca - scomparso undici anni fa - che seppe far proseliti anche fuori dalla Sardegna, fra il 1957 e il 1962 il danese registrò infatti rime e versi cantati in campidanese che tanto dovettero affascinarlo, se pensò di dedicare un progetto alla musica e alla poesia di Ortacesus.

Nel suo girare per la Sardegna, Bentzon intuì l’importanza della poesia – quella tramandata a memoria e quella improvvisata – nella cultura locale. A Ortacesus, poi, c’era una serie di condizioni incoraggianti per poter intraprendere una ricerca specifica: qui aveva scoperto un gruppo di poeti e cantori dilettanti, e poteva contare su “testimonial” e informatori come Dionigi Burranca e Aristide Murru, esperto di lingua e linguistica sarda che aveva già compiuto ricerche sul campo nella Trexenta. La poca distanza da Cagliari gli avrebbe poi permesso di tenere rapporti con Alberto Maria Cirese, allora titolare della cattedra di Storia delle tradizioni popolari all’Università del capoluogo sardo, di cui Bentzon conosceva gli studi sulla poesia popolare isolana e che è certo volesse coinvolgere nel progetto. Progetto poi abbandonato, come detto, ma di cui restano documenti e testimonianze sonore (circa un’ora e mezza di registrazioni) preziosi.

Partendo proprio da questi materiali, vede ora la luce “Unu de Danimarca benit a carculai”, un libro e due cd pubblicati ancora da Iscandula grazie al contributo dell’Assessorato alla Cultura della Regione Autonoma della Sardegna, della Presidenza del Consiglio Regionale e all’interessamento dell’Amministrazione Comunale di Ortacesus. E se i dischi raccolgono registrazioni inedite accanto ad altre già pubblicate (nel precedente “Launeddas”), diversi sono i contributi riuniti nel libro: la penna di Aristide Murru ricostruisce la genesi del progetto di Bentzon – di cui fu collaboratore - e cura la trascrizione e la traduzione in italiano dei canti (con e senza accompagnamento di launeddas) raccolti a Ortacesus dall’antropologo danese: muttettus, cantzonis, goggius, repentinas, currentinas di cui Paolo Zedda - esperto di poesia sarda e lui stesso poeta estemporaneo - analizza forme metriche, contenuti e prassi esecutiva; di Sebastiano Vacca e del suonatore di launeddas Renzo Zucca sono invece le trascrizioni su pentagramma, accanto a quelle dello stesso Bentzon, dei materiali audio documentati sui cd; e poi documenti originali, schede di catalogazione, lettere, e una serie di fotografie, tra cui quelle scattate da Jorgen Sonne, poeta danese amico di Bentzon che l’accompagnò nella sua spedizione in Sardegna del 1962.

Nella prefazione al libro, Dante Olianas – presidente di Iscandula e curatore dell’opera – sottolinea come sia “un gran peccato per Ortacesus, per la Sardegna e per il mondo della etnomusicologia in generale” che Bentzon abbia abbandonato il suo progetto. Perché “oggi avremmo, non solo un corpus di registrazioni di grande qualità ma anche un altro studio sulla poesia sarda e testimonianze documentarie degne di avere la stessa divulgazione che ha meritato il libro sulle launeddas. La poesia sarda, in particolare quella campidanese, non sarebbe sopravvissuta come semplice elemento della cultura sarda relegato quasi a fenomeno folkloristico”. Ma l’aver potuto recuperare il filo del progetto appena imbastito e i materiali già raccolti dallo studioso danese, rappresenta un’ottima occasione per “rendere agli ortacesani una parte della loro memoria storica preziosamente conservata negli Archivi Danesi del Folklore”.

La pubblicazione di “Unu de Danimarca benit a carculai” merita così di essere salutata nel paese della Trexenta con una serie di iniziative in programma questo sabato (9 dicembre) nella Sala Congressi. Alle 16:30, la presentazione dell’opera vedrà la partecipazione di Felice Mereu, sindaco di Ortacesus, Dante Olianas, Aristide Murru e Paolo Zedda, ma anche le testimonianze di tre persone care allo studioso scomparso, appositamente in arrivo dalla Danimarca: il fratello Adrian Bentzon, il già citato Jorgen Sonne e Torben Lundbæk, collega di Bentzon all’Università ed ex Direttore della Sezione Etnografica del Museo Nazionale danese. A coordinare i lavori, Giacomo Serreli, giornalista ed esperto di musica sarda.

In serata, intorno alle 21, sarà invece la musica a tenere banco con le launeddas di Giovanni Tronci e Samuele Corbeddu, di Giuseppe Orrù e Renzo Zucca, e con quelle di Andrea Pisu ad accompagnare la voce di Antonio Grifagno che canterà alcuni moduli melodici come quelli registrati da Bentzon nel 1962. A completare il tuffo nel passato, la proiezione del documentario “Is launeddas, la musica dei Sardi” realizzato da Fiorenzo Serra proprio con le immagini e i materiali audio catturati dalla cinepresa e dai microfoni dello studioso danese. E a proposito di immagini: già da questo venerdì (8 dicembre) la Ludoteca ospita una mostra di fotografie di Bentzon: resterà aperta fino a lunedì (11 dicembre).
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