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XIII CONSIGLIO REGIONALE - Elezioni 2004
7^ COMMISSIONE

Approvato a maggioranza dalla 7^ Commissione il Piano sanitario
Ora il parere del Consiglio delle autonomie locali e poi l’Aula


Il presidente Masia: “Contiamo che entro dicembre possa essere definitivamente approvato”



L'Ospedale Marino di Alghero

Cagliari 23.11.2006

Approvato a maggioranza dalla Settima commissione il Piano sanitario regionale. Lo ha annunciato il Presidente della commissione Pierangelo Masia nel corso di una conferenza stampa in cui era affiancato dai rappresentanti di tutti i gruppi di maggioranza. Entro dicembre, secondo le previsioni del Presidente il Piano potrebbe essere approvato dall’Aula: infatti dopo il parere del Consiglio delle autonomie locali che dovrà essere dato entro quindici giorni dalla trasmissione del documento, il Piano potrà essere trasmesso all’Assemblea per la sua approvazione definitiva, anche considerando gli eventuali dieci giorni che rappresentano il termine ultimo per la presentazione della relazione di minoranza. Relatore della Commissione per l’Aula sarà Nazareno Pacifico.
“Un lavoro approfondito, con un dibattito di grande serietà e coinvolgendo tutte le parti sociali”. Un dibattito ha ribadito Masia che ha dato ampio spazio alle numerose audizioni, attraverso le quali si è rivolta attenzione ad ogni aspetto del problema. “Si tratta di uno strumento importante la cui esigenza era fortemente sentita. Nessun blitz come affermano le opposizioni. Il lavoro si è svolto secondo una programmazione normale e nota per poter arrivare alla approvazione del Piano entro l’anno come ci si era prefissi”.
“Dopo 20 anni - ha a sua volta ricordato Nazareno Pacifico - si colma un vuoto importante che conclude il “trittico legislativo” sanitario rappresentato dalla legge 23 del 1995 sul “Sistema integrato dei servizi alla persona”, dalla legge 10, di quest’anno, “Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna” ed ora il Piano sanitario regionale”.
Si arriva in ritardo, ha osservato Pacifico, ma “in due anni siamo riusciti a fare ciò che non è stato fatto in venti”. Così come il presidente Masia, anche Pacifico ha ribadito che il Piano è stato elaborato tenendo conto del contributo di tutti e la minoranza consiliare ha potuto esprimere abbondantemente il proprio parere. Si denuncia la flessione dei posti letto? “Un’accusa che non ha ragione d’essere; piuttosto una cura dimagrante per la necessità di doversi adeguare agli standards del piano nazionale ed a quella prevista dalla normativa europea”.
Molti gli interventi. Dall’on Alessandro Frau (Ps): “Il piano detta regole certe sulle priorità di salute e rappresenta uno strumento di riequilibrio territoriale della sanità”, all’on Giommaria Uggias (Margherita): “Non è il piano degli ospedali ma il piano della salute in Sardegna. Una sanità che funziona, con una spesa sotto controllo e con regole certe che tracciano una sanità virtuosa”. Ed ancora dall’on Silvio Lai (Ds): "Non si tratta di chiudere i piccoli ospedali ma di modificarne la funzione in modo integrato", a Mario Bruno (Ps): “Si rafforza il metodo della programmazione sanitaria al posto di inseguire l’emergenza. La commissione ha lavorato in modo unito, mi sorprende l’abbandono dei lavori da parte della opposizione alla fine”.
“Bisogna anche spostare l’attenzione dal piano ospedaliero sugli altri fronti della sanità”, ha ricordato Paola Lanzi (Prc), e Maria Cocco (Margherita) ha posto l’accento su alcune situazioni, in particolare l’ospedale Binaghi di Cagliari, su cui si è soffermato Mondino Ibba (Sdi-Rnp) per respingere certe critiche dell’opposizione: “Altro che ridimensionarlo a poliambulatorio: il Binaghi proprio grazie allo scorporo con chirurgia toracica è destinato, per le alte specializzazioni pneumologiche a diventare un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale”.
“Il primo passo, con l’approvazione in commissione è fatto - ha concluso Masia - l’impegno è che entro l’anno si possa varare il Piano”.




La commissione Sanità e le aziende ospedaliero-universitarie di Cagliari e Sassari
Sentiti in audizione il professor Rosati ed il magnifico rettore Mistretta


Nel pomeriggio, la commissione Sanità, presieduta da Pierangelo Masia, ha approfondito alcuni degli aspetti particolari di questa nuova struttura


L'Università di Sassari

Cagliari 26.01.2006

Nel sistema sanitario regionale una grande importanza, anche per quanto riguarda la ricerca e la didattica, “essenziali per garantire un elevato livello di assistenza ai cittadini”, avranno le nuove aziende ospedaliero-universitarie, che stanno per diventare operative anche in Sardegna.
Proprio di questa nuova forma di collaborazione tra le Università, alle quali è per definizione deputata la ricerca, la formazione e la specializzazione dei medici e degli altri “professionisti della sanità”, ed il sistema ospedaliero si è occupata, nel pomeriggio, la commissione Sanità, presieduta da Pierangelo Masia, che ha approfondito alcuni degli aspetti particolari di questa nuova struttura con il professor Giulio Rosati, preside della facoltà di medicina dell’Università di Sassari, accompagnato dalla professoressa Mura, e col magnifico rettore dell’Università di Cagliari, professor Pasquale Mistretta, accompagnato dal presidente di Medicina professor Faa.
A Sassari, la situazione sembra ancora “complessa”, perché le esigenze sono molte e differenti; il cammino per giungere ad una integrazione tra i due sistemi ancora lunga. Il professor Rosati, dal canto suo, ha illustrato le esigenze delle quali si deve assolutamente tenere conto, i problemi da superare, se si vuole dare vita ad una nuova realtà che garantisca elevati livelli di assistenza, razionalità degli interventi, riduzione dei costi e la possibilità di formare, nel modo migliore e più moderno possibile i futuri medici, le nuove figure professionali richieste dall’evoluzione del sistema sanitario.
Un cammino ancor a lungo, l’esigenza di adeguare le norme delle leggi regionali che “organizzeranno” il sistema sanitario regionale alle crescenti e mutate esigenze della popolazione sarda.
Diverso, forse più “facile” la realizzazione dell’azienda ospedaliero-universitaria che deve nascere, in effetti è già nata e gli accordi preliminari sembra siano stati già raggiunti, a Cagliari. Il Policlinico di Monserrato è una “splendida realtà”, dove operano alcuni reparti, sono stati avviati altri “trasferimenti”, ma se la legge sarà approvata in tempi brevi e non sorgeranno possibili imprevisti, dal prossimo ottobre tutta l’attività didattica e di ricerca della facoltà di medicina cagliaritana sarà nelle nuove aule di Monserrato (dodicimila metri quadri di aule e studi per le lezioni), cosi come in quella nuova struttura, che sta per essere raddoppiata, opereranno quasi tutte le cliniche universitarie cagliaritane. L’azienda opererà su due strutture, ha spiegato Pasquale Mistretta, il Policlinico e l’Ospedale civile, dove sarà realizzato anche un “centro pediatrico d’avanguardia”.
Le altre strutture saranno recuperate alle esigenze delle numerose facoltà cagliaritane. Un cammino che appare più rapido e che non ha bisogno di “norme transitorie”, perché il confronto con gli “ospedalieri” è stato avviato da tempo e la collaborazione è fattiva e collaudata, “occorre mettersi d’accordo solamente su qualche credito pregresso”, ed i buoni risultati sono “ormai certi”.
Comunque, sui tempi di avvio, sui problemi legati a questa nuova forma di collaborazione, la Commissione presieduta da Pierangelo Masia ha intenzione di "ritornare", anche andando a visitare le strutture sanitarie che daranno vita alle nuove Aziende miste. In modo da rendersi conto degli eventuali problemi organizzativi e giuridici da prevedere, da superare, con la nuova legge sull’organizzazione e di funzionamento del servizio sanitario regionale, che dovrebbe essere approvata subito dopo la conclusione della sessione di bilancio.




Sulla legge di riforma dei servizi e sull’Agenzia sanitaria regionale la Settima commissione ha sentito i manager delle Asl
Unanime giudizio positivo sull'Agenzia regionale della sanità
, con qualche dubbio

La commissione Sanità, presieduta dall’on. Pierangelo Masia, ha sentito in mattinata sei degli otto direttori generali delle Aziende sanitarie sulla legge di riforma dei servizi sanitari e sul piano sanitario
Il top manager della Asl 1, Bruno Zanaroli

Cagliari 26.01.2006

Tour de force della commissione Sanità, presieduta dall’on. Pierangelo Masia, che ha sentito in mattinata sei degli otto direttori generali delle Aziende sanitarie (proseguirà nelle audizioni al pomeriggio, a partire dalle ore 16) sulla legge di riforma dei servizi sanitari e sul piano sanitario, “una specie di collegato alla legge”. Riforma complessa, che arriva col ritardo di molti anni e consentirà alla sanità sarda di indossare un nuovo abito, stabilendo nuovi rapporti organizzativi sia dentro che fuori dagli ospedali, soprattutto a livello distrettuale, intervenendo sull’attività assistenziale, sui rapporti con le università, sulle attività extra ospedaliere, la prevenzione e l’assistenza domiciliare; stabilendo un collegamento fra le aziende (che detengono le risorse) e i bisogni del territorio.
Una legge di grande utilità, che colma lacune anche rispetto alle “regole” del servizio sanitario nazionale, frenato dall’assenza di norme che ne facilitino l’applicazione.
Anche per facilitare il percorso – ha detto il direttore generale della Asl 1 (Sassari), Zanaroli – è necessario che la Giunta indichi gli indirizzi, meglio se “facilmente comprensibili e leggeri”, per non sottrarre spazio all’autonomia delle aziende. L’esperienza di altre regioni, dove, al contrario, gli indirizzi sono stati dettagliati, è stata giudicata con poco entusiasmo: la rigidità delle procedure “non tiene conto dei problemi locali” e non “stimola la crescita aziendale”. Una raccomandazione: perché la riforma chiuda il precedente capitolo della sanità sarda e ne apra uno nuovo “sarebbe meglio cambiare il nome delle aziende”, cancellando per sempre la vecchia sigla – Usl – “che ricorda vecchi carrozzoni”.
Gianni Cherchi, dg della Asl 2 (Olbia), ha evidenziato la “brutta abitudine” delle troppe norme di rimando ad atti che la Giunta deve ancora produrre. Si rischia di limitare alcune azioni di programmazione, ad esempio l’”atto aziendale”, aspetto fondamentale della vita dell’Asl. Criteri “chiari e trasparenti” sono stati chiesti sulla definizione della “quota capitarla”, cioè della somma che viene assegnata a ciascun cittadino e che, “in situazioni assimilabili” (caratteristiche simili della popolazione e dei territori), appare diversa, “anche di 400, 500 euro”, ha precisato.
Franco Mulas, direttore generale della Asl 3 (Nuoro) e unico manager riconfermato dall’attuale giunta, ha chiesto un giusto equilibrio “fra politici, manager e professionisti” e un’Authority che valuti la nomina politica del dg. Incamminatasi per la via della modernizzazione, l’azienda nuorese – che ha ridotto il deficit al di sotto del 5 per cento del bilancio, passando dai 19 milioni del 2004 agli 11 del 2005 – punta a divenire un polo sanitario ad alta specializzazione “non concorrente, ma in competizione con Cagliari e Sassari”, migliorando alcuni servizi (malattie tumorali e cerebrovascolari, in particolare). A suo parere il fondo indistinto sulla sanità dovrebbe ridurre i vincoli sugli obiettivi (a fine anno si farà la valutazione complessiva) con premialità a chi, dagli obiettivi, si discosta meno.
La Asl 4 (Ogliastra) con un bacino di 60 mila abitanti (scarsi) ha difficoltà a fare massa critica; per questo – ha detto il direttore generale, Graziella Pintus – alcuni servizi (come il 118 o i centri trasfusionali) andrebbero regionalizzati. Quanto alla legge di riforma, ha il pregio di essere “scarna e flessibile”, senza “inutili dettagli che, esperienza insegna, non venivano realizzati”.
Più critico il giudizio di Antonio Onnis, manager della Asl 5 (Oristano), per il quale la legge interpreta l’esigenza di un modello innovativo, “ma ripropone meccanismi superati” nel tentativo “di ricalcare esperienze nazionali, basate, tuttavia, su realtà diverse dalla nostra”. Anche la ricerca di democratica partecipazione (da cui nascono i consigli di amministrazione aziendali) sono un inutile aggravio di burocrazia.
Abbastanza unanime il giudizio sulla Agenzia regionale della sanità; è uno strumento molto utile, ma con finalità tecniche: dovrà, cioè, valutare la “appropriatezza” dei servizi, vigilare sull’applicazione degli standard, godere di sufficiente autonomia per non diventare una “dependance” dell’assessorato, al fine “di soccorrerne la nota debolezza”. L’Ogliastra chiede che l’Agenzia regionale vada in soccorso delle Asl più piccole, Nuoro e Sassari che sia organo di monitoraggio dell’andamento complessivo del settore; Nuoro che siano definiti con maggiore precisione se dev’essere accentrata o decentrata e quale rapporto deve intrattenere con le Asl. Ma, per tutti, è “strumento fondamentale di supporto”.
Concluso, in serata, il ciclo di audizioni dei direttori generali delle otto aziende e dell’ospedale Brotzu. Sentite anche le due università, Cagliari e Sassari, e i presidi di medicina di entrambe. In tarda mattinata, era stata audita anche Savina Ortu, della Asl 6 (Medio Campidano). Una vera e propria “overdose” di audizioni con lo scopo di acquisire – ha spiegato il presidente Masia – una serie di informazioni utili alla Commissione, impegnata, a breve, anche sul piano sanitario regionale.
Confermato, anche nel pomeriggio, il giudizio di “utilità e urgenza” di una legge che, recependo i criteri del Servizio sanitario nazionale, rimasto a mezz'aria per tanti anni, dovrebbe consentire una migliore organizzazione delle attività aziendali con riflesso positivo sulla qualità dell’offerta. Sia Benedetto Barranu, manager dell’Asl 7 (Iglesias-Carbonia), che Gino Gumirato, dell’Asl 8 (Cagliari) e Mariolino Selis, fresco direttore generale del Brotzu, hanno evidenziato che approvando il provvedimento si volta pagina, si dà impulso all’attività dipartimentale, si potranno affrontare meglio, grazie alla programmazione, i problemi del territorio legati alla prevenzione, all’assistenza domiciliare, alle attività di lungodegenza e riabilitative.
Nella legge, tuttavia, vi sono alcune criticità: riguardano, ad esempio, i criteri di nomina del direttore amministrativo, “più restrittivi rispetto a quelli del direttore generale” ed a quelli previsti dalla legge 5, ormai in fase di prepensionamento (non basta più l’esperienza maturata in enti privati). Altro punto sul quale i manager chiedono più libertà è il controllo preventivo della Regione di tutti gli atti oltre i 5 milioni; nel caso della Asl 8, ha segnalato Gumirato, otto atti su dieci sono soggetti a questo tipo di controllo con rallentamento dell’attività operativa dell’azienda. Si tratta di piccoli errori, a volta semplici sviste che bisogna correggere.
Qualche dubbio in più è stato invece sollevato a proposito dell’Agenzia della sanità; da una parte (Barranu) “perché è necessario chiarire quale ruolo assolverà nei confronti delle aziende”, pendendo, essa, tra due possibili gravitazioni: o costituire un contraltare dell’assessorato o dipendere in maniera funzionale da questo. Poco comprensibile (Gumirato) in che modo debba espletare il controllo delle Asl, essendo questo “un atto aziendale interno” e rischiando (Selis) “di sovrapporsi alla dirigenza aziendale”. C’è pericolo di fraintendere le funzioni; perciò il testo va migliorato.
Per l’azienda ospedaliera, invece, poco chiari i parametri sulla ripartizione del fondo sanitario. Se fossero indicati con precisione – ha detto Selis – si potrebbe avviare una migliore programmazione, anche pluriennale.
Sono intervenuti per puntualizzazioni e chiarimenti i consiglieri Ibba (Sdi), Frau (Progetto Sardegna), Uggias (Margherita), Oppi (Udc), Vargiu (Riformatori), Liori (An), Licandro (FI), Gallus (Fortza Paris), Cocco (Margherita), Lai (Ds).

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