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Un
piano di azioni
regionale per la "Sicurezza nel lavoro"
Sarà inquadrato
nell'ambito del programma di interventi per l'occupazione
previsto dall'articolo 35 della Finanziaria 2007
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Le
figure professionali più colpite o esposte
al rischio di infortuni e malattie professionali sono
gli operai, cioè lavoratrici e lavoratori manuali
di tutti i settori di attività.
All'accertamento
delle responsabilità è preposta la magistratura,
mentre alla Regione spetta un ruolo importante nella
prevenzione
Romina Congera, Assessore del Lavoro
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Cagliari 1.10.2007
Di seguito riportiamo l'intervento dell'Assessore
Congera su sicurezza lavoro in attuazione della mozione 137/11,
comunicazioni della Giunta regionale,
nel corso della seduta del Consiglio regionale del 1 ottobre
2007
Il 31 Luglio scorso, durante il
primo turno di lavoro (dalle 6,00 alle 14,00), nello stabilimento
Eurallumina di Portoscuso si è verificato un incidente
mortale nel quale ha perso la vita, all'età di 29 anni,
Simone Medas, un giovane lavoratore precario di Iglesias.
Simone Medas era stato assunto con contratto a termine della
durata di quattro mesi (giugnosettembre) per motivi organizzativi/sostitutivi,
secondo il Decreto Legislativo 368/2001, e il suo primo giorno
di lavoro era stato l'8 giugno.
Secondo le testimonianze raccolte, il giovane aveva ricevuto
preliminarmente un'adeguata informazione generale sulle norme
per la salute e la sicurezza nel posto di lavoro; poi, era stato
inviato nel reparto chiarificazione (BAP2), dove aveva ricevuto
le indicazioni e l'addestramento pratico per operare in una
parte del suddetto reparto, denominata "area 25",
dove funziona il sistema di separazione del liquido di processo
dai fanghi di lavorazione mediante 12 filtri a pressione dalla
struttura metallica, del diametro di circa 2,5 metri e la lunghezza
di circa 4 metri.
Tali filtri vanno esclusi dal ciclo produttivo, lavati e reinseriti
sistematicamente per 3/4 volte a turno, corrispondenti a 9/12
volte al giorno. Tale manovra è sempre stata svolta da
un operatore e avviene pressoché in modo identico da
35 anni, non essendo state introdotte modifiche significative
ai filtri. L'operazione è considerata dagli operatori
relativamente semplice.
Simone Medas aveva dimostrato grande impegno e dedizione e aveva
confidato agli amici di farlo per dovere, ma soprattutto perché
voleva impressionare tutti positivamente nella speranza che
il suo contratto venisse confermato o rinnovato. La mattina
dell'incidente, Simone procedeva alla pulizia del filtro n°
4 ed è stato trovato senza vita, con il filtro aperto,
stritolato fra il mantello del filtro (parte metallica esterna)
e una struttura portacavi. Secondo la procedura operativa aziendale,
in quella precisa fase dell'operazione il giovane non sarebbe
dovuto essere dov'era ma qualche metro più lontano; perché
fosse li è tuttora inspiegabile.
La polizia giudiziaria è intervenuta immediatamente per
l'acquisizione dei documenti e delle testimonianze utili per
l'accertamento delle responsabilità e l' inchiesta è
tuttora in corso.
Simone Medas è l'ultima vittima di una serie ininterrotta
di incidenti sul lavoro che negli ultimi trent'anni in Sardegna
ha prodotto oltre 500.000 denunce di infortunio e più
di 1.000 morti: sembrano le cifre di una lunga guerra.
Gli infortuni e le malattie professionali continuano a contrassegnare
gravemente le condizioni di vita e di lavoro in diversi settori
produttivi, particolarmente in agricoltura, in alcuni rami dell'industria
e soprattutto nel comparto delle costruzioni, ma anche nel terziario
(in particolare nel ramo dei trasporti). In Sardegna nel corso
del 2006 sono stati denunciati all'INAIL 18.503 infortuni sul
lavoro, cioè 50 al giorno (sabato e domenica compresi).
I casi mortali sono stati nello stesso anno 34, cui si aggiungono
altri 21 casi nei primi sei mesi del 2007.
Le figure professionali più colpite o esposte al rischio
di infortuni e malattie professionali sono gli operai, cioè
lavoratrici e lavoratori manuali di tutti i settori di attività.
Il lavoro operaio continua ad essere associato ad una marcata
esposizione a tali rischi anche in questa epoca di grandi progressi.
Ci sono indubbiamente lavori pericolosi, ma soprattutto ci sono
modalità pericolose di organizzare il lavoro (e talvolta
il rischio, nella contrattazione aziendale, a causa di non elevati
livelli retributivi, di cedere margini di sicurezza in cambio
di incentivi economici).
Le responsabilità degli incidenti non possono rimanere
incerte: la sistematicità con cui si susseguono (anche
all'interno di una stessa azienda e soprattutto in certi settori)
smentisce qualsiasi ipotesi di casualità.
All'accertamento delle responsabilità è preposta
la magistratura, mentre alla Regione spetta un ruolo importante
nella prevenzione.
Al riguardo, nelle more dell'attuazione della Legge 3 agosto
2007 n. 123 "Misure in tema di tutela della salute
e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto
e la riforma della normativa in materia" l'Assessore
del Lavoro si impegna ad individuare insieme alle parti sociali
e alle autonomie locali una serie di interventi specifici volti
a promuovere la cultura della sicurezza, la responsabilità
sociale e individuale per la prevenzione di incidenti e infortuni
nei luoghi di lavoro, il controllo e la vigilanza sulle condizioni
di lavoro.
Tutte le categorie dei datori di lavoro (imprenditori, lavoratori
in proprio, liberi professionisti) devono essere sollecitate
e messe in condizioni di adottare scelte e comportamenti riconducibili
al concetto di responsabilità sociale, soprattutto con
riguardo alle condizioni di lavoro (regolarità dei contratti,
organizzazione del lavoro, salute e sicurezza interna ed esterna).
Alle organizzazioni sindacali sarà richiesto un rinnovato
impegno per contrastare le applicazioni non regolari dei contratti
di lavoro e vigilare sulle condizioni di sicurezza nei luoghi
di lavoro.
Nel mese di agosto è stata approvata una deliberazione
della G.R. (n. 30/35 del 2.8.2007) che reca disposizioni per
la formazione dei Responsabili dei Servizi di Prevenzione e
Protezione (RSPP) e degli Addetti dei Servizi di Prevenzione
e Protezione (ASPP) di cui all'Accordo Stato-Regioni del 26.1.2006
(attuativo dell'art. 2, commi 2, 3, 4 e 5 del Decreto Legislativo
n. 195/2003 che integra il precedente n. 626/1994 in materia
di prevenzione e protezione dei lavoratori nei luoghi di lavoro).
Le relative attività di formazione sono di imminente
avvio. Le direttive relative agli standard formativi dei corsi
ed ai controlli sulle attività formative ed alla tenuta
dell'elenco degli abilitati, predisposte dall'Assessorato dell'Igiene
e Sanità di concerto con l'Assessorato del Lavoro saranno
pubblicate nei prossimi giorni.
L'Assessore del lavoro intende dare inoltre attuazione all'art.
45 della Legge regionale 5 dicembre 2005, n. 20, che riguarda
la "Sicurezza nel lavoro", esercitando funzioni di
indirizzo e coordinamento di azioni che promuovano un sistema
integrato di sicurezza del lavoro e di miglioramento della qualità
lavorativa.
Sarà predisposto un piano di azioni che preveda forme
di premialità per le iniziative aziendali volte al miglioramento
delle condizioni di igiene e sicurezza e il rafforzamento di
un sistema coordinato di vigilanza, di cui al comma 4 dell'art.
45 della Legge regionale n. 20.
Detto piano sarà inquadrato nell'ambito del programma
di interventi per l'occupazione previsto dall'articolo 35 della
Finanziaria 2007, da predisporre d'intesa con le parti sociali
e il sistema delle autonomie locali, e per il quale sono stati
avviati i primi incontri operativi a partire dai sindacati dei
lavoratori.
Occorre ricordare infatti che l'insicurezza si associa all'instabilità
e all'irregolarità del lavoro, cioè alle condizioni
di maggiore debolezza dei lavoratori e delle lavoratrici.Negli
ultimi anni, gli occupati con contratti dipendenti a tempo determinato
sono passati in Sardegna da 67 mila a 74 mila, segnando tra
il 2004 e il 2006 un incremento superiore al 10 per cento. Oggi
rappresentano in media oltre il 16 per cento dell'occupazione
dipendente, ma tra le donne tale quota raggiunge il 18 per cento.
Questi dati non tengono conto delle condizioni lavorative più
instabili e meno tutelate, concentrate nel lavoro autonomo (collaborazioni
coordinate, a progetto, occasionali, ecc.). La precarizzazione
dell'occupazione è dunque assai più vasta e differenziata
di quanto le rilevazioni statistiche riescano a cogliere.
E' necessario promuovere interventi decisi in favore dell'innalzamento
della qualità delle condizioni di lavoro, a partire dal
livello delle retribuzioni e delle tutele delle occupazioni
instabili, soprattutto quelle in forma non dipendente. La scarsissima
redditività netta dei lavori di questo tipo, associata
a condizioni di sfruttamento diffuso e spesso di insufficiente
sicurezza, riducono fortemente la disponibilità e la
motivazione al lavoro e alimentano sfiducia e scoraggiamento
nei cittadini.
La sicurezza del lavoro può aumentare solo a patto che
si vogliano migliorare le condizioni di lavoro nel loro complesso:
stabilità, tutele e retribuzioni adeguate. |
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Domus De Maria
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